divorata dalla lingua
ti sembra un breve tratto
la cavità del solco sul
mio corpo rovesciato
nelle regole che
segue il mondo
la pelle cieca e aperta
di un decollo a smaltimento
che odore sconfinato
la prepotenza dei capelli
nel pudore abbandonato
dietro asfalti e carreggiate
e ora senza luce
ti occupi del tempo
con un camice sul collo
e lo sguardo incatenato
di un cadavere suicida.