PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 30/03/2025
In un futuro lontano, il mondo come lo conoscevamo era scomparso; la moneta, che una volta aveva alimentato le economie e diviso le persone, non esisteva più.
Non c’erano più ricchi né poveri, solo persone che vivevano in armonia con il principio del baratto, un sistema che era stato riscoperto e rinnovato, ove la collaborazione era l’unica risorsa di valore.
Le città non erano più immense metropoli affollate da grattacieli e negozi luccicanti. Al loro posto c’erano comunità che si intrecciavano tra di loro come rami di un albero.
Ogni villaggio, ogni piccolo gruppo di persone, aveva un compito specifico: c'era chi coltivava la terra, chi costruiva case, chi curava la salute, chi insegnava; ognuno scambiava le proprie competenze con gli altri, creando una rete di aiuti reciproci che rendeva inutile qualsiasi valuta.
Nel villaggio di Liara, un piccolo gruppo di artigiani e agricoltori viveva in perfetta simbiosi.
Elena, una giovane intagliatrice di legno, passava le sue giornate a scolpire mobili e utensili; non aveva bisogno di denaro per comprare cibo o abiti, perché tutto ciò che le serviva le veniva scambiato con i suoi lavori.
In cambio delle sue creazioni, riceveva frutta, verdura, latte e carne da chi coltivava la terra o allevava gli animali. Se le serviva un medico, andava dal dottore in cambio di un pezzo di legno intagliato, magari una sedia, o una piccola scultura da esporre nel suo studio.
Non c’era frenesia nei propri giorni; nessuno correva più dietro a un salario che non arrivava mai a sufficienza. Le persone si prendevano il tempo di ascoltarsi, di prendersi cura del prossimo, e il concetto di "urgente" era ormai scomparso.
Le persone non lavoravano per accumulare ricchezze, ma per costruire un futuro comune, un legame che fosse più forte di qualsiasi prezzo.
I bambini crescevano imparando il valore dell'aiuto reciproco; non c’erano scuole tradizionali come le conoscevamo una volta, ma ogni adulto aveva il compito di insegnare ai più giovani ciò che sapeva fare meglio.
Insegnanti, carpentieri, medici, e agricoltori erano una stessa cosa: tutti erano maestri e allievi allo stesso tempo; non c’erano voti, ma solo gratitudine per ciò che ognuno offriva alla collettività.
Le persone non giudicavano più in base alla ricchezza o al titolo sociale, ma sulla base della disponibilità e della capacità di contribuire al bene comune.
Un vecchio saggio, che un tempo era stato un famoso economista, ora passava le sue giornate, condividendo la sua conoscenza con chi voleva ascoltarlo.
Aveva rinunciato a tutte le sue teorie complesse sul denaro e sul potere e ora si concentrava sull’insegnare ai giovani che la vera ricchezza non stava in un conto bancario, ma nella capacità di donare.
Un giorno, una giovane ragazza di nome Aida arrivò a Liara; era una viaggiatrice, un tempo un'imprenditrice in un mondo dominato dal denaro.
Era stanca, delusa, e cercava un posto dove potersi fermare, dove potesse trovare un nuovo senso alla sua vita.
Quando arrivò nel villaggio, fu accolta con calore. "Cosa sai fare?", le chiese Elena con un sorriso.
Aida esitò per un attimo; aveva passato anni a creare prodotti da vendere, a fare marketing, a guadagnare denaro. "Non so più cosa posso offrire", disse. "Non ho più nulla."
Elena la guardò con compassione. "Tutti abbiamo qualcosa da offrire.
Pensa a ciò che ti fa felice, e ti aiuteremo a trovare il tuo posto qui."
Con il tempo, Aida imparò a conoscere le persone di Liara e a condividere con loro il suo talento; non più per guadagnare denaro, ma per contribuire.
Divenne una creatrice di storie, un narratrice che intrecciava le vicende della gente del villaggio.
Ogni parola che raccontava, ogni storia che creava, aveva un valore unico; era un dono che arricchiva la comunità.
E così, il mondo cambiò: senza più la pressione del denaro, senza più la competizione sfrenata, la vita si intrecciava di più in profondità.
Ogni persona aveva un posto, ogni talento era celebrato, e la vera ricchezza era nel dare, nel costruire insieme un futuro migliore.
Il baratto non era solo uno scambio di beni, ma di speranze, sogni, e, soprattutto, di amore.
  • Attualmente 4.5/5 meriti.
4,5/5 meriti (4 voti)

La tua storia racconta un mondo ideale in cui le persone sono libere dalla pressione economica e possono concentrarsi su ciò che è veramente importante: l'aiuto reciproco e la connessione umana. Elena e Aida sono personaggi che incarnano questa nuova realtà, dove la crescita personale e la felicità non dipendono più dai guadagni o dal possesso materiale, ma dalla capacità di contribuire al bene comune.È un bellissimo esempio di come le nostre vite potrebbero essere più significative se fossimo meno concentrati sul profitto individuale L'idea che ogni persona abbia un ruolo importante e che tutti abbiano qualcosa da offrire alla comunità è estremamente potente. Bellissimo racconto, complimenti! Abbracci.

il 30/03/2025 alle 19:14

Direi che potrò morire, sperando di poter rinascere in codesto mondo, amica Ninetta! Ho imparato tutto ciò che occorre, affinchè possa mettere in atto tutto questo! La mattina ci si alza, con lo scopo di fregare il prossimo; io credo di non averlo mai fatto! Grazie per esserci sempre! Le persone importanti sono poche, e mi bastano! Smack

il 30/03/2025 alle 20:30

Una volta ho letto un libro che si intitolava: ' La città della gioia'. Non so se definire il tuo pensiero...fantasia...o ideale...forse entrambi. La tua voglia di realizzare una società in cui tutti possano dare e ricevere solo ciò che basta per dare il alla vita il suo vero senso. 'Ama il tuo prossimo come te stesso' è purtroppo il comandamento più difficile da attuare. A questo fine l' uomo dovrebbe avere un IO scevro da ogni tipo di egoismo. Socrate diceva che per essere felici bastava essere buoni. Il tuo racconto è davvero un ideale che fa riflettere e meditare. Mi piace come lo hai costruito e la semplicità della narrazione. I miei più sinceri complimenti. Continua a deliziarci. Un abbraccio.

il 30/03/2025 alle 21:19

Il mio pensiero rispecchia ciò che sono e ciò che faccio! Sono un autodidatta in tutto e per tutto! La verità è espressa proprio in quel comandamento che non ho mai concepito come tale, ma come mio credo personale! Tutto ciò che ho avuto dalla vita, sapevo che esistesse a priori, e l'ho cercato e ottenuto per raggiungere altri miei princìpi e concetti! Amo gli animali perchè non hanno il senso sporco del vile danaro, non li mangio anche per questo motivo. Grazie molte, Santa, per codeste gradite parole! Tvb!

il 30/03/2025 alle 23:20

Questa Sir mi piace a dispetto di tutti i racconti discopici che si narra in tempi moderni ,qui al paese tavolta si baratta anche il lavoro.Un Salutone e Bravo

il 03/04/2025 alle 19:45

In effetti, caro amico Giancarlo, la distopia affligge le menti moderne, proprio in contraddizione alla nostra antica Utopia! In buona sostanza, noi vivevamo di speranza (ottimismo), mentre oggi si vive di pessimismo cronico. Grazie molto per il tuo contributo prezioso! Un salutone!

il 03/04/2025 alle 21:10

Un mondo così , come lo descrivi , sarebbe un mondo difficilmente popolato perché oggi oltre al dio denaro , impera anche il dio potere , il dio sopraffazione , il dio .egoismo …Un mondo , il nostro, che non ha posto per l’umanità. La cosa più paradossale è che molti parlano di voler vivere in un mondo dove non imperano questi disvalori ma poi nei fatti è ben diverso.. Il tuo racconto è bello, , evocativa di una società ideale e te ne accendi un grande desiderio , soprattutto quando hai la coscienza che per sopravvivere ‘’non vivere’’, devi continuamente difenderti da qualcuno o qualcosa …però sarà anche idealismo irreale è bello leggere di solidarietà, altruismo ,insomma tutte quelle cose che farebbero una vera umanità ,almeno non ci si dimentica e forse un giorno … Il tuo racconto è molto bello ha una prosa scorrevole e ‘’semplice’’ come dovrebbe essere la ‘’mera vita’ Ti abbraccio Eos

il 25/05/2025 alle 20:12

Un mondo così , come lo descrivi , sarebbe un mondo difficilmente popolato perché oggi oltre al dio denaro , impera anche il dio potere , il dio sopraffazione , il dio .egoismo …Un mondo , il nostro, che non ha posto per l’umanità. La cosa più paradossale è che molti parlano di voler vivere in un mondo dove non imperano questi disvalori ma poi nei fatti è ben diverso.. Il tuo racconto è bello, , evocativa di una società ideale e te ne accendi un grande desiderio , soprattutto quando hai la coscienza che per sopravvivere ‘’non vivere’’, devi continuamente difenderti da qualcuno o qualcosa …però sarà anche idealismo irreale è bello leggere di solidarietà, altruismo ,insomma tutte quelle cose che farebbero una vera umanità ,almeno non ci si dimentica e forse un giorno … Il tuo racconto è molto bello ha una prosa scorrevole e ‘’semplice’’ come dovrebbe essere la ‘’mera vita’ Ti abbraccio Eos

il 25/05/2025 alle 20:12

Ogni giorno, cara Eos, non faccio altro, incosciamente e volutamente, che paragonare la realtà con questo idealismo palpabile, ma che sfugge per dettagli importanti e non! Sono un perfezionista molto tollerante, ma tutti noi andiamo sempre oltre le aspettative comportamentali, dettate da mire ed obiettivi che troverebbero il tempo che trovano! Nel mondo che mi circonda, quando me lo permettono, creo quello che ho descritto in quel testo, lo desidero e cerco di farlo pretendere a chi mi sta attorno! Grazie molte per la tua onesta e sincera disamina! Saluti cari!

il 25/05/2025 alle 21:30

Ti abbraccio

il 25/05/2025 alle 21:30