ventidue dicembre
specchio in frantumi
centinaia di piccoli pezzi risplendono argentei ad altrettante piccole fiammelle che donano luce nella stanza.
specchio in frantumi
con il più inarrestabile ardore ho colpito l'oggetto che dona riflesso.
non ho distrutto il mio aspetto che non è degno di vanità, ma bensì le viscere dell'anima.
vivo nel dubbio di come la vita sia ora una falce che trancia ogni mio credo.
nessuna spiga di grano viene risparmiata.
temo con tanta fermezza di essere incline all'oblio di una vita trascorsa al cospetto di una luna di cui i miei occhi s'innamoravano ogni volta.
cavalco su creature inesistenti mari in tempesta, scendo negli abissi grotteschi della mente.
condotto e corrotto da una voce che come oppio domina ogni parte di me.
specchio in frantumi
ho visto la oscura metà
solo, sono spettatore di un duello di gemelli di pari forza.
cammino nei fondali che come lande desolate lacerano il ricordo del tempo di quando il mio cuore al silenzio trovava giovamento.
forse è nella straziante attesa, nel desiderare di navigare in questi luoghi che conducono all'abbraccio sgradito di quella creatura, emblema della fine, dello spegnersi del chiarore, vi è celato l'arcano tredicesimo.