tre di gennaio
vedo lontane le alte guglie della città di Armhonia.
navigo su un piccolo natante, in acque quiete, ma nulla lasciano intravedere.
un velo di nebbia, sinuoso decora le sponde del fiume, ed il cielo è plumbeo.
le guglie della città sono ancora lontane, quanto tempo sia trascorso io non saprei
il mio orologio d'argento ha smesso nella sua funzione.
viaggio da un tempo che a destato in me l'angoscia, poiché non comprendo il naturale scorrere della clessidra.
non ho ancora visto il giorno porgere il saluto alla notte.
sento di cedere alla perdizione di questo rio, la città e sempre lontana, la sua immagine non muta, le guglie sono lì, maledettamente irraggiungibili.
i miei sensi sono confusi, odo i sussurri che vengono dalla folta vegetazione oltre le rive.
sento bisbigliare il mio nome, unica parola comprensibile di un linguaggio che è lungi dal mio sapere.
i miei occhi sono esausti, sazi di uno scenario caliginoso.
mi lascio condurre dall'infausto destino.
le guglie della città sono sempre lontane, il cielo persevera nel suo grigiore, ed io m'accascio.
chiuso in una posizione fetale navigo nell'ignoto.
i morsi della fame reclamano furiosi, mi straziano, e miei pensieri avvelenano.
armhonia è dunque un’illusione fatale?
solido pitagorico è il mio pensiero, sogno irraggiungibile, stremato chiedo solo al nulla di abbracciarmi.
giacqui in quello stato, consapevole che il tempo era innegabilmente ignoto.
gli occhi che osservano la limitata realtà delle cose si sigillarono.
mentre occhi che possono vedere nell'oltre videro.
videro un ragno dalla corazza dorata e dal nero ventre divorare un orripilante preda assai più grande di lui.
disperso.
signor Sliver, Signor Sliver.
voce dal suono di una sirena.
gli occhi si aprono, rinnovati di luce.
quale radiosa creatura squarcia il cielo malevolo del mio fato?
ogni cosa ora m'appare densa di vitalità.
incantato dalle dita affusolate.
il rosa della pelle desta il ricordo del profumo emblema di puri sentimenti.
meravigliato osservo i colori sgargianti delle vesti di vezzosa creatura.
il collo mi rende l'angelico vampiro che brama un bacio e non il sangue.
Le labbra sono lo strumento che ha risvegliato la mia anima.
la delicata mano mi porge dunque la nobil donna.
signor Sliver venite con me.
raccontatemi la vostra storia, ed io vi ricambierò della mia.
le guglie della città non sono ora così lontane.