la volta di giano
il desiderio di restare nella mia solitaria dimora mi sfiora, rende leggero il peso che porto, ma il suono degli anelli delle catene mi destano impietosi.
il tempo si assottiglia, ed io conduco i miei passi nella vorace gola della notte.
inevitabile l'agguato della bestia che vive nelle mie viscere mi accompagna donandomi visioni.
un falco nel suo acuto sguardo manifesta cristallino lo sdegno.
osservare come l'uomo simile ad un formicaio brulica, e si adopera alla volta del Dio Giano.
nelle tavole ci sarà l'abbondanza del cibo, del rosso rubino, delle speranze, ma certo tra tutte l'ipocrisia è sovrana.
giano il Dio bifronte ci esorta, a trarre beneficio dal cammino passato, per poi oltrepassare l'arco che conduce alla luce.
in quel limbo, in quel preciso istante, nel sottile filo che in esso si racchiuse, sono ancora prigioniero.
la mia anima desidera un cammino avverso alla mia carne, e mi chiedo quanti come me hanno compreso, e soffrono la più tremenda delle schiavitù.
i miei passi sono prossimi alla gola di questa vorace, ennesima notte
un amaro sentimento pervade ogni frammento di me.
il falco muta il suo piumaggio e ancora una volta cado.