Seduto sul bordo del baratro
guardo oltre il vuoto
e non riconosco quest’orizzonte
che nell'infinito si disperde,
l'aria mi brucia in faccia
e il vento, il vento arriva
alle mie spalle
e pare accarezzarmi la pelle,
invece m’invita al salto...
È tanta la voglia di cedere all’oblio
odo una lontana voce amica
è un dolce richiamo alla vita
quasi un sussurro che sale
dal bosco di betulle e pini
che ora chinano le alte chiome
flettendosi quasi al suolo...
nell'aria si librano gli amenti
mentre la terra è cosparsa di acheni,
canta ancora per me quella voce
e tutto mi sembra una cacofonia
distorta dal vento, che inesorabile
mi rammenta ciò che ero
e ora non più sono...
infine mi lancio, e come un falco
prendo il volo verso l'azzurro del cielo,
superando l'abisso sotto di me
nel vento plano verso il tramonto
in alto, sempre più in alto salgo
il sole è ora la mia meta
come a lasciarmi indietro quel buio
che in parte ha gelato i pensieri miei,
aspiro al calore di quella luce, e volo
oh si volo, volteggiando ora
fra I cumuli, e dopo più su fra i cirri
così candidi da sembrare piume
di quell'angelo a cui vorrei arrivare...
chiudendo gli occhi mi lascio andare
precipitando verso il fondo valle
forse i vivaci fiori, così come il soffice prato
smorzeranno la risoluta caduta...
di nuovo apro gli occhi, ed è giorno
i primi raggi di sole filtrano dalla finestra
sicuramente è l'alba
faccio però fatica a capire
un attimo fa ero in volo, per poi cadere
adesso sono qui, fra queste mura,
non riesco a realizzare dove sono
poi si apre la chiusa porta
è lei, che ogni mattina arriva di buon ora.
vedo che sei già sveglio, meglio così
è il momento dell'iniezione,
allungo il braccio scoprendolo appena
adesso con la mente di nuovo
sono seduto ai bordi del baratro,
poi però, tornerò a volare...
© Saverio Chiti, 21 dicembre 2024