Tratta liberamente dalla poesia omonima di Sergej Alexandrovic Esenin.
la cagna la notte vagava,
il buio era un covo confuso,
la cagna randagia tremava
di scoppio di botti, ch’è d’uso
onorare l’anno infingardo,
che tu non sapevi. Guaivi
alla tirannia del petardo,
con splendidi giochi cattivi.
oh, fiaccole mirabolanti,
sarete voi nostro diletto,
con splendide luci cangianti!
strisciavan comete graffianti
d’esordio e recisero il tetto
di stelle e fu festa agli astanti.
la cagna la notte tremava.
chissà cosa lei concepiva,
la notte, che il fuoco berciava
e lei si smarrì e non capiva.
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