-Trent’anni ed esser ora senza un figlio,
un tempo, a quest’età, ne avemmo sette.
io solo, perché mai mi meraviglio?
trent’anni ed esser giovane per sempre!
e non pensavo affatto che il futuro,
i trenta miei nel ricercar le orate,
quest’attimo di vuoto duraturo,
fosse, eppur breve, di ore sconsolate-.
-Che cambia? Dai la colpa all’esistenza,
tuo nonno ebbe un fratello, cui spagnola
portava via e la mamma restò senza
un figlio…con la mamma ancor più sola!
più sola e la fatica demordeva?
non proprio e l’ingiustizia era signora,
la gente, che giustizia non aveva,
ebbe a penar senza una tregua allora-.
il mare coronava grandi amori
dei giovani gioiosi e spensierati,
silenti e disillusi i pescatori
e i ristoranti sempre più affollati:
era il commercio di una sera estiva,
che si esprimeva anche coi mercatini.
ad Anzio, la sua estate non finiva:
-vorrei, signor, la pasta coi lupini!-
muoveva intanto un pescator la lenza,
per gioco, per destarsi dalla noia.
-…trent’anni ed esser senza figli, senza…-
-…ricordi che leggemmo I Malavoglia?-
oh, vita, così affine, tu alla morte,
tu sola ci ferisci e poi il tramonto
magnifico, che assume tinta forte,
s’immerge nel Tirreno. -Ti racconto…-
diceva il Sole, oppure sembrò dire
ai pescatori, con suo fare ameno,
-…nell’universo anch’io posso soffrire-
s’immerse il Sole rosso nel Tirreno.
divenne tutto blu, come l’oscuro
colore blu del mare e le lucine
erano vane…più vicina Arturo
o Sirio e le altre stelle cristalline.
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