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Pubblicata il 02/11/2024
In un istante, di fuoco e bagliore
Crollò la palazzina, un muto dolore

A Portella di Mare, col fragore del fato
La terra tremò, come un urlo affannato

Due vite stroncate, Silvestro e Antonino
Fratelli di sforzi, caduti al destino

Eran operai, uomini veri
Di sogni umili, d'intenti sinceri

Una fiammata, poi l’onda d’urto
Un’esplosione, di fiamma e di lutto

Magazzino di frutti, stufe e vapori
Divenne trappola, tra muri e odori

L’acetilene, quel gas infiammabile
Che agli occhi dei vigili, apparve palpabile

Ha trovato una scintilla, nel buio di un frigo
Ed è divampato, lanciando il castigo

Lucia racconta, di calcinacci in volo
D'un suon di tamburo, rimasto da solo

Tremavan case, cuori e finestre
In quel piccolo borgo, di anime meste

Subito accorse chi, in fretta s’affanna
A cercar nel nulla, i resti e la fiamma

I vigili scaltri, i pompieri accaniti
Estrassero in fretta, i corpi annichiliti

Silvestro, un giovane ancora sposo
D’un fratello, il legame premuroso

Antonino, un nipote al lavoro attaccato
Si unì al silenzio, in quell’attimo bruciato

Un terzo uomo, con passo furtivo
Uscì dal magazzino, sano e ancor vivo

Ma l’edificio, tra travi e pareti
Non vide più vita, tra le sue reti

Trovato il forno e le celle in rovina
Si chiuse il cerchio, di una sorte assassina

Il quartiere è ferito, segnato è il terreno
Un portone si libra, nel cielo sereno

I vetri frantumano, un silenzio rotto
Tra strade ingombre, di fumo e di botto

La gente di Portella, ricorda il rumore
Un boato che parve, la fine e l’orrore

Una donna incinta, tremò nel dolore
Fu portata al sicuro, per il suo malore

Ora restan macerie e transenne attorno
Un’area muta, teatro di un giorno

In cui due vite, tra fragore e bagliore
Divennero stelle, per non far più rumore

A Portella di Mare, un boato atroce
S'innalzò nel cielo, come un canto feroce

Due giovani vite, spezzate in un lampo
Tra frutti acerbi e il silenzio d’un campo

Erano lì, in un magazzino appassito
A maturar loti, al fuoco proibito

Silvestro e Antonino, due operai di fatica
Il sogno infranto, in una nube antica

Tra le mura cadute e il silenzio che resta
Una strada piange, in un’eco funesta

Parve un terremoto, volarono sassi
Come proiettili, rombarono i passi

Una donna tremante, accarezzò il figlio
Nell’aria sospesa, aleggiò il periglio

Tra immensa polvere, vetri e dolore
Solo le lacrime, diedero un colore

Portella di Mare, trattenne il respiro
Mentre la storia, si spense in un giro
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E' stato un dovere scriverla! Grazie, Lorenzo! Un abbraccio!

il 02/11/2024 alle 14:00

Bravo Sir morire lavorando non si puo' ,giusto ricordare le persone che non torneranno piu' a casa la sera.Un Saluto

il 02/11/2024 alle 18:02

Un errore fatale per un calcolo sottostimato! Erano brave persone che non ho mai conosciuto. Grazie molte, Giancarlo.

il 03/11/2024 alle 07:47

Cara Bea, ti ringrazio tanto; a volte, certi scritti, sono lì che aspettano di diventare tali.

il 03/11/2024 alle 07:53

I morti sul lavoro (in Italia) sono una tragedia che continua ininterrotta da troppi decenni! Fai bene a denunciarlo! Un caro saluto!

il 03/11/2024 alle 18:01

Purtroppo è andata molto male! Poteva essere evitato, se si fosse stato un po' più accorti. Grazie per l'intervento, Mario!

il 03/11/2024 alle 19:36

Raccontare la storia di un fatto doloroso dettagliatamente non è cosa da tutti. Ricordarne le vittime innocenti dici che è un dovere ed è giusto, ma bisogna anche avere una grande sensibilità per far sì che il racconto esprima emozioni e partecipazione. Bravissimo come sempre. Un abbraccio.

il 05/11/2024 alle 17:56

Grazie per aver approfondito l'argomento, amica Santa! Un abbraccio sincero!

il 05/11/2024 alle 18:17

Terribile !Ma accade proprio il 2 novembre del 97' ...Come a dire al danno si aggiunse la beffa della data... Ciao Sir Eos

il 05/05/2025 alle 20:30

Una coincidenza irripetibile, amica Eos! Un sottostimato pericolo che causò un mero dramma a 5 Km da Palermo. Grazie Molte ! Un abbraccio

il 05/05/2025 alle 20:52