In un istante, di fuoco e bagliore
Crollò la palazzina, un muto dolore
A Portella di Mare, col fragore del fato
La terra tremò, come un urlo affannato
Due vite stroncate, Silvestro e Antonino
Fratelli di sforzi, caduti al destino
Eran operai, uomini veri
Di sogni umili, d'intenti sinceri
Una fiammata, poi l’onda d’urto
Un’esplosione, di fiamma e di lutto
Magazzino di frutti, stufe e vapori
Divenne trappola, tra muri e odori
L’acetilene, quel gas infiammabile
Che agli occhi dei vigili, apparve palpabile
Ha trovato una scintilla, nel buio di un frigo
Ed è divampato, lanciando il castigo
Lucia racconta, di calcinacci in volo
D'un suon di tamburo, rimasto da solo
Tremavan case, cuori e finestre
In quel piccolo borgo, di anime meste
Subito accorse chi, in fretta s’affanna
A cercar nel nulla, i resti e la fiamma
I vigili scaltri, i pompieri accaniti
Estrassero in fretta, i corpi annichiliti
Silvestro, un giovane ancora sposo
D’un fratello, il legame premuroso
Antonino, un nipote al lavoro attaccato
Si unì al silenzio, in quell’attimo bruciato
Un terzo uomo, con passo furtivo
Uscì dal magazzino, sano e ancor vivo
Ma l’edificio, tra travi e pareti
Non vide più vita, tra le sue reti
Trovato il forno e le celle in rovina
Si chiuse il cerchio, di una sorte assassina
Il quartiere è ferito, segnato è il terreno
Un portone si libra, nel cielo sereno
I vetri frantumano, un silenzio rotto
Tra strade ingombre, di fumo e di botto
La gente di Portella, ricorda il rumore
Un boato che parve, la fine e l’orrore
Una donna incinta, tremò nel dolore
Fu portata al sicuro, per il suo malore
Ora restan macerie e transenne attorno
Un’area muta, teatro di un giorno
In cui due vite, tra fragore e bagliore
Divennero stelle, per non far più rumore
A Portella di Mare, un boato atroce
S'innalzò nel cielo, come un canto feroce
Due giovani vite, spezzate in un lampo
Tra frutti acerbi e il silenzio d’un campo
Erano lì, in un magazzino appassito
A maturar loti, al fuoco proibito
Silvestro e Antonino, due operai di fatica
Il sogno infranto, in una nube antica
Tra le mura cadute e il silenzio che resta
Una strada piange, in un’eco funesta
Parve un terremoto, volarono sassi
Come proiettili, rombarono i passi
Una donna tremante, accarezzò il figlio
Nell’aria sospesa, aleggiò il periglio
Tra immensa polvere, vetri e dolore
Solo le lacrime, diedero un colore
Portella di Mare, trattenne il respiro
Mentre la storia, si spense in un giro
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