Don, don, don…
proveniva un suono potente
dall’alto del monte imponente,
un suono di anguste campane
del tetro novembre.
oppure fu un suono più lieve
di un monte coperto di neve,
un coro di voci lontane
di un bianco dicembre.
buon, buon, buon…
ma qualunque suono esso fosse,
quel suono tremendo ci scosse!
suonate, campane d’inverno,
suonate, suonate!
suonate per le mulattiere,
voi dominatrici foriere
di un lutto sì caro e fraterno
tra le nevicate!
suonate per tutte le valli
al trotto di tutti i cavalli,
che corrono per il sentiero
scosceso ed immoto!
suonate, campane, suonate,
voi, le protettrici beate,
suonateci il vostro mistero
disperso nel vuoto.
un vuoto si sente: era viva
la tenera vita: moriva!
c’è un vuoto per questo sentiero
scosceso ed immoto.
sentimmo chi è stato presente,
ma il suono del lutto si sente
pervadere nel cimitero
e il borgo era vuoto.
e nella straziata collina,
la statua di una ballerina,
un padre, una madre ed un pianto
ed una colomba,
che posa sulla ballerina
di questa straziata collina,
del silenzioso camposanto
e di ogni sua tomba.
suonate campane d’inverno,
suonateci il lutto fraterno
suonateci il tetro conforto
suonate, suonate!
che anima è mai la colomba,
mentre ogni campana rimbomba?
ci porta un messaggio: -io porto,
tra le nevicate,
messaggio di pace e di amore-.
ma tu, che non parli, al chiarore
del sole sei candida e muta
sei un angelo forse?
sei qui, mentre tuonano e tuonano
campane d’inverno che suonano,
se la tua missione è compiuta
nel tempo, che corse
ed ora che è immobile e immoto,
che fai, tra la neve ed il vuoto?
ti portano voci lontane
di un bianco dicembre?
proveniva un suono potente
dall’alto del monte imponente,
un suono di anguste campane
del tetro novembre!
don, don, don!