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Pubblicata il 08/10/2024
Lo storico quartiere di Trastevere,
ch’è padre di romane tradizioni,
d’amori, tradimenti e di passioni,
nel sole, sembra ormai, non brilla più.

riposa sotto i piedi del Gianicolo,
signore della Roma e del suo incanto,
di chiese dedicate ad ogni santo
e domina la vista da quassù,

ma dorme abbandonato al sempre indomito
degrado che s’innalza con il sole,
che illumina le strade e le parole,
che imbrattano le mura di quaggiù.

drammatico qui sembra lo spettacolo,
ch’avanza tra le mura del quartiere,
ch’è come un giovanotto, che, le sere,
s’inebria di fantastico squallor

e il giorno il chiaro sole non illumina
la faccia di colui che sembra in coma(1),
che dorme il suo letargo come Roma,
che non è più regina di splendor.

oh, Roma, cosa accadde in questi secoli,
che t’hanno maledetto eterno incanto,
che t’hanno abbandonato al tuo rimpianto,
perché nel tuo letargo dormi ancor?

l’incanto e lo splendore s’abbandonano
al sole che risalta la tristezza
d’un borgo che non resta a quell’altezza
del sole che riscalda con calor

la situazione triste di Trastevere,
un borgo che si riempie di lerciume,
e il sole che s’innalza resta il lume
di strade sopraffatte dal dolor.

ricorda l’abbandono quella polvere,
che, lieve, per Nettuno, si respira
il giorno, per le strade dove gira
la gente che di notte fa rumor.

ricorda il Loricina(2) il fiume Tevere,
fratello destinato ad esser fonte
di tetro, come il fiume Flagetonte(3),
che bagna terre afflitte dal dolor.

l’Italia può restare la penisola
dell’arte, la cultura e la bellezza,
ma come, allora, cede all’amarezza,
ferendo la sua storia, senz’amor?

l’Italia anticamente fu dei Cesari(4)
signori che adornarono d’alloro
la patria, che si cinse di decoro,
regnando sull’Europa con onor.

vittoria s’inchinava(5), dichiarandosi,
la serva di colei che fu regina,
che resta, di quest’Urbe tiberina,
ferita dal piè barbaro, sapor

d’assenza della fulgida e perpetua
cultura, che regnava anticamente?
l’Italia s’appassisce gravemente,
colpita dal piè barbaro sul cuor.

e intanto il sole illumina Trastevere,
lo illumina nei vicoli invecchiati
non vini sono accolti, ma sporcati
quei vicoli ch’han perso dignità.

s’accascia come cane il centro storico
e dorme verso il sole luminoso,
chissà se del passato, assai glorioso,
lui sogna la sua antica vanità.

la vita scorre lenta lungo i vicoli,
che indossano la rusticana veste,
trastevere non abbandona agreste
paesaggio, che si accosta alla città.

poesia scritta il 28 febbraio 2018

(1) Espressione romana, per sottolineare chi dorme profondamente.
(2) Fiume di Nettuno, località in provincia di Roma.
(3) Fiume degli inferi dove Caronte traghetta i dannati, ripreso anche nella Divina Commedia.
(4) Appellativo degli imperatori Romani, da cui sono derivati anche i titoli di Kaiser, per gli imperatori tedeschi, e Kzar, per gli imperatori russi.
(5) Riferimento all'inno di Mameli "Fratelli d'Italia": -dov'è la Vittoria?-le porga la chioma-che schiava di Roma-Iddio la creò.
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