Era mattina che il sole era sorto,
cingendo di d’oro il paese risorto,
aprivano gli usci e le porte i mestieri
con mite umiltà.
era il fornaio o il caffè che riapriva,
la luce del sole pian piano saliva,
già pronta a destare soavi pensieri
di felicità.
tutta la scuola si aperse e accoglieva
gli alunni e ciascuno di loro correva,
con fretta, con fretta, dovevano andare
a scuola quel dì.
oro era il lume che accese quel giorno,
ma il sole rendeva macerie che intorno
la piazza umiliata stette a presentare.
tempesta infierì!
chieder perdono al paesaggio represso?
oh, poveri tutti, che avevamo oppresso
un nostro conforto, senza esitazione.
la notte passò.
torna la quiete anche questa mattina,
è subito noia, tutto si avvicina,
ai giorni passati, con rassegnazione
cos’altro si può?