-Luna sorniona, sorgi, sei calante,
rossa di fuoco, rossa sei inquietante,
ed io, un notturno, scomodo pilastro
della mattina, sono un fratellastro
dei miei fratelli, non mi fa tormento
la buia notte, tenebro spavento!
non che disprezzi la mondana vita,
ma questa notte, lugubre e infinita,
è la mia notte ed è il mio lavoro
è il mio destino. Luna, tu sei d’oro,
già da quel punto, attonita hai osservato,
vuoto che tutti abbiamo rinnegato.
sai, quel periodo fu tra i più silenti,
non mi stupisco, fu tra i più avvilenti,
eppure, credo, come imperativo,
bene è il ricordo! Non è un palliativo
futile oblio, sai che l’esistenza,
spesso è fatica e genera esperienza.
anche se è vero, certo, per fortuna,
io ho lavorato, candida mia luna,
ma quante notti solo sono stato,
senza il tuo lume con chi ho conversato?
dopo il lavoro, quegli strani giorni,
tornavo a casa: vuoto nei dintorni!
una chitarra, spesso io suonavo,
oppure un libro, spesso assaporavo.
forse dovremmo, noi con l’esistenza,
aver rapporti miti e di pazienza.
ogni vivente vive il suo destino,
antica luna, sguardo sopraffino-.
sorgeva il sole, terminava il turno,
tornava a casa, l’angelo notturno.