Nessun privato debito
comanderà sovrano,
non c’è un feroce despota
che sia indiscusso re!
c’era una volta un’isola,
regina del lontano
ambito nord, dell’impeto
del fuoco. Combatté
eroicamente il popolo,
che colpe non aveva,
da chi pretese un credito
da gente che non fu
tenuta a delle regole.
chi soldi possedeva,
straniero, in terra libera,
lagnanza ebbe mai più.
e cosa aver, pretendere
alle terre straniere?
usucapion di un obbligo!
la gente è alla mercé
dell’ira faraonica
per colpa del banchiere,
che parla di piramidi.
ma il popolo dov’è?
la folla scende a Reikiavik,
non è un vulcano acceso
d’Islanda, ma è caparbio
della sua patria, amor
che porta a non scommettere
che sarà vilipeso
questo gagliardo popolo,
costante in suo fulgor!
dove il ghiaccio e la cenere
del suo vulcano ardito,
come uccelli si sposano,
il popolo infuriò!
scese invadendo Reikiavik,
vulcano inferocito,
sapendo di combattere,
contro chi l’accusò
di non pagar suo debito,
contratto dal banchiere,
nel libero mercato.
l’antica civiltà
scende in città ed è libera,
nulla deve temere,
non l’ira di un malefico
piano. Scende in città
la folla di pacifica
rabbia che fa scintille,
non di violenza torbida,
ma di manifestar
diritti. Non polemici,
che innanzi al 6 per mille,
pagarono e non dissero
nulla da contestar
nemmeno con pacifica
protesta che non nuoce
dissente quel concludere
contro chi poi subì
la decisione scomoda.
nessuno alzò la voce
e venne ossequio all’obbligo
nessun si inferocì.
islanda, che non blatera,
terra di ghiaccio e fuoco,
hai preso la rivincita,
contro chi t’insultò.
terra che sei al di sopra
delle altre terre, il gioco
del vil mercato libero
è un male che tentò
di farti la discepola
del vile e lestofante
predicator di farsa.
ma quanta crudeltà
vie’ tra i bugiardi e ipocriti,
che han flusso o avran contante?
scende la gente a Reikiavik
scende la dignità.