In questa avvincente e intensa composizione, la poetessa ripercorre alcuni degli elementi e delle componenti contenutistiche che da sempre costellano e ispirano i suoi scritti. Sin dai versi iniziali, un’atmosfera di disillusione e disinganno sembra pervadere l’autrice, che non nutre alcun dubbio che la nuova giornata che si appresta a vivere "non incarnerà le giuste aspettative", consumandosi invece nel grigiore, la monotonia e la prevedibilità quotidiana più abituale e ricorrente. La rassegnazione e lo scoramento (“non è mai come vorresti”) per questa sconfortante condizione di piattezza e invariabilità emotiva, è ulteriormente amplificata dalla modulazione cadenzata dell’"Up and down, up an' down...", quasi ad indicare un andamento ciclico e sinusoidale delle dialettiche relazionali perennemente oscillanti tra incomunicabilità e dedizione, frustrazione e appagamento, empatia e infingimento. D’altra parte, prosegue il testo, l’intuizione è spesso sofferenza (“la lingua batte dove il dente duole") e, nonostante i propositi di comprensione e intendimento degli anonimi custodi “del calice malato” (“ed io vi leggo, vi leggo e ci provo a capirvi, davvero, ci provo”), la poetessa è costretta alla fine constatare tutta la futilità e l’inutilità dei suoi reiterati e tenaci tentativi, per poi ritornare a rintanarsi negli asili e i rifugi più intimi e primigeni dell’innocenza, la semplicità e la purezza della sua natura e specificità identitaria (potentissima, a riguardo, l’assonanza allegorica tra le “mie piccole cose” e “le rondini che riempiono i cieli d’estate”). Non sorprende, allora, che i versi di apertura della penultima strofa, esaltino il "lavorio certosino sulla foglia del coleottero". Qui, tuttavia, l’immagine suggerisce anche un apprezzamento per la meticolosità e il fascino per i dettagli e i particolari in contrapposizione al pressapochismo e alla noncuranza dei sempre più inarrestabili processi di spersonalizzazione, uniformità e standardizzazione dominanti. Una esplicita riproposizione dell’anelito e le tensioni alla autenticità, la genuinità e l’invulnerabilità originaria di impulsi, emozioni e sentimenti sembrano invece riecheggiare i riferimenti simbolici alla “bambina che si raccoglie tra le mani”, quasi a difesa e protezione verso le figure adulte ormai compromesse e inaridite che la circondano nella strada e “che ripetono ancora di salutarti”. Ed alla stregua di quelli di Simone, anche i nostri occhi non possono non luccicare di fronte alla struggente e straziante implorazione rivolta al "poeta" affinché “tagli come burro questi cuori prima che non sia in scadenza il nostro insensato amare". Un appello e un’accorata esortazione all’urgenza, l’impellenza e l’improcrastinabilità volontaristica e intenzionale affinché almeno l’amore possa preservarsi immune, intatto e inalterato nonostante tutta l’insensatezza, la fragilità e la precarietà della condizione umana. E, soprattutto, un’irrevocabilità indeclinabile, inestinguibile ed essenzializzante che solo il Poeta può raccogliere e inverare in tutta la sua interezza, immutabilità e irriducibilità totalizzante.