Poi si buttano via. I soprammobili, gli abiti preferiti, la sedia dei tarli.
i vetri faticano opachi contro un gelsomino stanco dai piccoli tronchi troppo neri. Fiorellini bianchi di un pozzo spento.
dietro le pareti si strafoga l’arroganza delle muffe, la volgarità accesa degli strappi, i colpi secchi di tuoni per l’ultimo ramo appena. Com’è inutile la fantasia del male, si bagna di lacrime, s’ingrassa di dolore. La forza è nella negazione, nella dimenticanza mentre la verità vigliacca fragile si distoglie.
ride e cade, non lo sa e scompare. Dietro le pareti. Dove brilla l’aria ampia il grande respiro il mondo sano e nuovo...
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