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Pubblicata il 16/08/2024
Sul trono alto e solitario
Siede il re, con volto avaro

Il potere stringe forte
Ma la paura è la sua sorte

Ogni scelta pesa assai
Su di lui che guarda il mai

Gli occhi attenti, il cuore greve
Nel suo regno nulla è lieve

Intrighi oscuri e falsità
Sussurran di notte in verità

Il seggio sembra glorioso
Ma è in verità tanto rischioso

Così il re vive in timore
Della forza e del clamore

Perché sul trono dorato e tetro
Ogni giorno è un nuovo metro
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Simbolico il limite che la creatura può liberamente riconoscere e pertanto rispettare, dove il buono è il bello direi. Salutissimi.

il 16/08/2024 alle 14:25

Proprio come tu dici, cara amica Dadà! Saluti con grazie!

il 16/08/2024 alle 16:32

“Meglio sudditi che sovrani”, verrebbe quasi da esclamare dopo la lettura di questa profonda e molto intensa composizione poetica. È bene, tuttavia, subito puntualizzare che, lungi dal comprimersi negli angusti ambiti della consueta e radicale ricusa delle concettualizzazioni nozionistiche di dominio, potere e autorità, il testo si configura invece come una toccante e coinvolgente perlustrazione dell’amaro destino e il pesantissimo tributo interiore ed esistenziale insiti nella condizione stessa di regalità. Naturalmente, l’intera poesia può benissimo interpretarsi come un’allegoria e una metafora delle ben più ampie e totalizzanti relazioni umane che scandiscono i modelli e gli atteggiamenti comportamentali dei rapporti interindividuali e collettivi, esteriorizzandosi in un perentorio invito e un’accorata esortazione a rinunciare ai processi e le condotte suprematiste, prevaricatrici e leaderistiche, per collocarsi invece su sponde e litorali saldamente ispirati ai principi e le dinamiche dell’egualitarismo, la solidarietà e la fratellanza universali. Secondo un approccio stilistico che molto spesso contraddistingue le proprie elaborazioni, l’autore si avvale di una modulazione espositiva di distico in rima (AABB) e una struttura coesa di strofe suddivise in una media di 8-10 sillabe per ciascun verso. Sin dalle battute inziali, la poesia ci presenta l’esistenza di un irredimibile e incomponibile contrasto tra l’investitura formale ed esteriore del sovrano e la sua concreta ed effettiva condizione di solitudine e isolamento (“Sul trono alto e solitario/Siede il re). In questa prima dicotomia, comunque, l’assegnazione sembra deliberatamente determinata dalla brama e la cupidigia di potere, come ben si evince sia dalla espressione riflessa sul volto del sovrano, sia dalla stessa immagine del trono che, sebbene “alto”, appare a ben vedere quasi come un trespolo sperduto e malinconico, decisamente lontano da una riproduzione canonica e sacrale di gloria, potenza e onorabilità. Tutta diversa, invece, si delinea la derivazione raffigurativa esposta dalla dualità simbolica contenuta nel distico immediatamente successivo. Pur, infatti, aggrappandosi tenacemente alla propria autorità (“il potere stringe forte”), il sovrano è nella fattispecie insostenibilmente attanagliato dalle ansie e i timori che la gravosità dei compiti di scelta e le responsabilità decisionali del proprio ministero inevitabilmente comportano (“la paura è la sua sorte”), al punto da adombrare ed oscurare persino i vantaggi e la natura apparentemente gloriosa e privilegiata consustanziale alla posizione di sovranità coronata. Un contesto, dunque, pressoché paradossale che i versi successivi ("ogni scelta pesa assai/su di lui che guarda il mai"), sottoscrivono e avvalorano ulteriormente. Qui, infatti, il fardello della detenzione del potere si traduce in una conseguenzialità psicologica emotiva e tumultuosa dove il “mai” riecheggia un senso di sconforto e di afflizione per l’impossibilità e l’inattuabilità della realizzazione di scenari e destini propizi e favorevoli. Non è casuale, allora, che lo sguardo vigile e guardingo del monarca sia angosciato da un “cuore” pesante e “greve”, quasi a suggerire l’atmosfera di "intrighi oscuri, falsità", inganni e tradimenti che pervadono e minacciano la propria corte e il suo stesso impero. Benché, insomma, “sembri glorioso”, “il seggio” è in realtà “tanto rischioso”, reitera e ribadisce nuovamente il testo, evidenziando ancor più l’antinomia intrinseca e caratterizzante implicita nella natura e nell’esercizio del potere e dell’autorità costituita in quanto tali. E i pericoli, le emergenze e le vulnerabilità della apparente sfarzosità e magnificenza del “trono dorato e tetro”, assumono contorni culminanti nella suggestiva ed eloquente risonanza rappresentativa custodita nel verso conclusivo, dove quel “ogni giorno è un nuovo metro”, conferisce un senso di transitorietà, incertezza e precarietà evocativa così potente ed essenzializzante da assumere le connotazioni della più insopprimibile, assillante e ossessiva resa dei conti definitiva.

il 16/08/2024 alle 18:17

Che bella poesia Sir. Il re che ha tanto potere, ma vive sempre, nel timore e solitudine. Un ruolo il suo, potente, ma anche, molto rischioso. Un caro saluto

il 16/08/2024 alle 18:32

...a quando il Premio Nobel a Jean Jacques ?...

il 16/08/2024 alle 21:43

Ritorno stanco da Altavilla, ove ho visto la partita del Palermo che ha perso in quel di Brescia, e leggo tal contributo che mi ha fatto dimenticar già la sconfitta! Jean, mi hai commosso seriamente. Un miliardo di grazie!

il 17/08/2024 alle 02:52

Grazie assai, Mariangela! Hai sintetizzato il significato della poesia, in modo perfetto.

il 17/08/2024 alle 02:57

Sono d'accordo con te, Romeo,!

il 17/08/2024 alle 03:01

Quando si parla di Sovrani ,il primo personaggio storico a cui penso è in assoluto allo Stupore mundi. E anche in questo caso. Essere potenti significa non solo godere di grandi privilegi ma soprattutto di confrontarsi ogni giorno con grandi responsabilità ed è questo il senso che io ho colto nei tuoi pregiati versi. Mio caro Sir. Buonanotte.

il 18/08/2024 alle 00:04

Certamente, Santa; persino i regnanti più malvagi! Grazie del prezioso contributo. Buongiorno

il 18/08/2024 alle 10:15

Bellissima:-) Bravo Sir.

il 18/08/2024 alle 13:35

Grazie assai, amica Zaira. A Palermo, finalmente, piove dopo mesi, e mi son fatto una voluta corsa sotto la pioggia!

il 18/08/2024 alle 14:27