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Pubblicata il 10/08/2024
non c'è fuoco all'inferno
ma solo una stanza, con pareti di specchi.
ho tentato di incontrare colei che somigliava all'altra, domandai il suo nome, ma lei restò li, muta a guardarmi.
ho percepito l'inviata,tra le piccole onde di un fiume, che quel giorno ne rubò il volto diafano.
allo specchio riflessa, danzava con il suo precedente volto.

non c'è fuoco all'inferno, solo sguardi curiosi che creano piccoli disagi e che sono risvegli, per l'inconscio turbato.
ho rivisto colei che somigliava all'altra, tra rose blu ed ombre, sussurrava all'inviata, che la terza madre era arrivata.
lo specchio,adesso mi mostra, una danzante meretrice dall'anima inquieta.
un flauto,un serpente e quel fiume rosso, cosi tanto, invitante.
sono qui,immobile...
chi è che divora,questo cuore di pietra?
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Incantevole stravolgimento della percezione che si ha dell'inferno! Ottima interpretazione e concezione di una dimensione che ha comunque un fascino infinito! Complimenti, amica Zazà! Baciuzzi!

il 10/08/2024 alle 18:46

“Non c'è fuoco all'inferno/ma solo una stanza, con pareti di specchi", esordiscono con eloquenza i versi di apertura di questa per molti aspetti inquietante ma allo stesso tempo fascinosa elaborazione narrativa, evocando sin da subito la pregnanza introspettiva, autocontemplativa e surreale che pervade l’intera intelaiatura compositiva del testo. “Ho tentato di incontrare colei che somigliava all'altra, domandai il suo nome, ma lei restò li, muta a guardarmi”, prosegue, quindi, l’autrice, introducendo sia alle consuete e scottanti tematiche del dualismo e della duplicità identitaria, sia alle complicanze problematiche della estraneazione e l’impossibilità di interazione comunicativa non solo con gli altri ma anche, e soprattutto, con se stessi, se è vero che l’ascendente raffigurativo sembra rivolgersi principalmente alla propria coscienza e i propri incontrollabili demoni interiori. E i correlativi rimandi alla “inviata” che “allo specchio riflessa, danzava con il suo volto”, sembrano avvalorare la dinamica di dissociazione, frammentazione e fragilità identitaria accennata in precedenza. Nella strofa successiva il flusso di coscienza intrecciato alla precarietà esistenziale si connota anche dell'immaginario rappresentativo della natura e del soprannaturale ("le piccole onde di un fiume", "rose blu ed ombre”, “serpente”, “fiume rosso”). Qui l’irruzione introspettiva diviene ancor più profonda, scavando intensamente nella flessibilità della psiche e della dicotomia tra l’illusione e la realtà. L’intrigante e suggestiva presenza del “serpente”, ad esempio, ci catapulta in una dinamica prospettica in bilico tra la tentazione e il pericolo, mentre il misterioso e apocalittico “fiume rosso” riecheggia attribuzioni e rimembranze di morte, trapasso e violenza. Allo stesso modo, la "danzante meretrice dall'anima inquieta" ripropone il simbolismo dell'io frantumato dal tumultuo interiore derivante dalla tensione al desiderio e alla sensorialità, così come “il flauto” può assumere le remote significanze dell’incanto e della concupiscenza seduttiva del richiamo alla musicalità. Nell’espediente esplorativo contenuto nella chiusa, infine, si materializza la personificazione del conflitto cruciale che pervade l’intera poesia. L’allegoria del "cuore di pietra" suggerisce, infatti, una condizione di impotenza e sterilità emotiva e passionale, mentre la domanda di riferimento a chi stia davvero divorando se stessa espone un'angoscia esistenziale che si traduce in un’ulteriore esortazione a riflettere e meditare sulla natura della propria identità e delle forze oscure che influenzano i nostri medesimi modelli e atteggiamenti comportamentali.

il 10/08/2024 alle 20:28

Grazie di cuore,Sir:-)

il 10/08/2024 alle 22:17

Grazie mille Jean, bellissimo e molto approfondito, il tuo commento:-)

il 10/08/2024 alle 22:18

Brillante Za, come sempre. Ciao

il 12/08/2024 alle 12:22

Grazie di cuore,Dade.

il 18/08/2024 alle 13:30