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Pubblicata il 25/07/2024
riserva indiana

nelle nostre notti incubi insonni,
resi irrimediabilmente ansiosi
da un mix esistenziale
di delusione e taurina,
danzano in camere,
a volte ardenti, a volte oscure,
mai in affitto nella loro violenta definitività.

nelle nostre mani, nere carbone arrossate
da aloni di rabbia somatizzata, unghie sporche
pelle strappata, ferita, dannata
non ci sono più linee suadenti della fortuna,
né gocce d’inchiostro, spremute, d’impeto, da bacche selvatiche.

nei nostri visi abbruttiti da madre e natura
segnati dai debiti e da intolleranze all’alcol
è divampato devastante l’incendio insensato della noia
di vicissitudini cadaveriche stese, occhi e bocche divaricati
sul divano, autoptico, di un Freud in veste di medico illegale.

pisciaci in testa, esistenza, e poi sommergici di baci,
incapretta i tuoi figli, e fanne braci,
capaci di cicatrizzare i cuori stanchi
di chi, senza preavviso,
mai hai voluto riscaldare col tepor del tuo sorriso.

[Riserva indiana, 2007]
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