avvinti
inequivocabilmente
nell’erba
esserlo
dissoluti
senza decadere
in un bacio timoroso.
si odono
frinii
e il trillo
d’un aulete
imperito
campane
e il romire
dei villici balordi
nelle strade
di periferia.
le valli
s’oscurano
e quale grazia
callipigia
e quali orifizi
condiscendenti
nell’occhio
che ancora freme
la parola
è soppressa
da un labbro
che si àncora
sul collo eretto
e i capelli indocili;
un altro minuto
un altro soltanto
per poter imprimere
i suoi lineamenti
e l’impudico idillio.
in quell’erba
nelle notti
di fine estate
gli astri
lumeggiano
e tra essa
il fu diletto
scoro e addolorato
non potrà cogliere
che un amello reciso
e nulla più