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Pubblicata il 23/07/2024
avvinti
inequivocabilmente
nell’erba

esserlo
dissoluti
senza decadere
in un bacio timoroso.

si odono
frinii
e il trillo
d’un aulete
imperito

campane
e il romire
dei villici balordi
nelle strade
di periferia.

le valli
s’oscurano
e quale grazia
callipigia
e quali orifizi
condiscendenti
nell’occhio
che ancora freme

la parola
è soppressa
da un labbro
che si àncora
sul collo eretto
e i capelli indocili;

un altro minuto
un altro soltanto
per poter imprimere
i suoi lineamenti
e l’impudico idillio.

in quell’erba
nelle notti
di fine estate
gli astri
lumeggiano

e tra essa
il fu diletto
scoro e addolorato
non potrà cogliere
che un amello reciso
e nulla più
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