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Utente eliminato
Pubblicata il 13/07/2024
Di nuovo primavera di Sabina Spielrein, alias Sylvia Plath, alias Giulia (x)
un flauto rauco attraversa le colline
intenerisce una foglia lacustre
nel fresco fogliame quel bacio d’aria
eccita la libellula e il coleottero.
svegliati i mandorli marzo s’innova
nell’oro dell’onda gioca con il giallo intenso
inneggia l’armonia dei mondi
nell’eterna primavera delle rondini.
mi sorridi dalla grotta di platone
sbalordito respiro tra due ponti
dove bellezza è il lume, temporale mutazione
conduce la natura e la mente dell’uomo
che qui si intende come nelle altre cose.
[fonte:https://www.larecherche.it/testo.aspid=48095&Tabella=Poesia] con indicazione del copyright.
il testo della Spielrein ha tutti i crismi dell’aurea mediocritas oraziana: Baudrillard, nel suo Oublier Foucault, l’avrebbe definita come «dilettante» della para-letteratura. La sintassi è manchevole, con concetti anacronistici e dozzinali, e inversioni immotivate delle locuzioni. La semantica non verte su una gabbia metrica: l’assenza contemporanea di una scheda metrica e della rima causa un cortocircuito del ritmo, telefonato e inadeguato. La pragmatica non vede deissi, illocuzioni, tipi, azione linguistica, presupposizioni, implicazioni, implicature, contesto. La violazione di ogni norma della semiotica contemporanea crea un «non-senso» artistico, caratterizzato dall’assoluta assenza di un «significato oggettivo». Il testo ha valore kitsch di uno scontrino dell’Esselunga.
per evitare, data la mia esperienza limitata come critico letterario (200 recensioni in rivista internazionale), di misconoscere un capolavoro d’arte contemporanea, facendo torto all’autrice, ho chiesto un secondo consulto, con massima correttezza deontologica, ad uno dei maggiori artisti figurativi italiani, L.T.
segnalo, dunque, con massima onestà intellettuale, la valutazione (vicina alle mie opinioni) di uno dei maggiori artisti figurativi italiani, esperto di kitchen poetry, sull’intera attività letteraria di Sabina Spielrein:
«Un flauto rauco
lo scrive nel primo verso. Infatti scrive della bellezza ma con parole che di bellezza non ne hanno. O ti sembra un bel verso: "nell’eterna primavera delle rondini” segnato com’è dalla “r", che è nota dominante
anche negli altri versi; un primitivo grafito.
bene i primi quattro versi, e potrebbe bastare. “Eccita la libellula e il coleottero” fa ridere. Come anche “che qui si intende come nelle altre voce” anche se il senso è gettato in aria.
potrebbe averla scritta una donna giovane, poco più che adolescente. Probabilmente una pittrice prestata alla poesia.
ciao
lucio».
condivido tassativamente la valutazione di L.T. sull’attività di Sabina Spielrein/Plath, Giulia (x).
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