Non è chi detiene, conduce a sé
ricchezza, ori e variabili ostentati
il parco ricco, il muro arredato
il quadro da collezione, il candelabro
a farmi soffrire mentre penso al mondo
E' chi comanda, sprezza la vita
ostenta il potere, il comprare al volo
soldi pronti all'uso quotidiano e oltre
volersi redimere con l'orologio chic
andare per terre armato fino ai denti
Farsi sparviero in terra desolata
apparire allo scalo all'ora giusta
dell'ultima moda di auto e di navette
fiero illustratore col the alla mano
inutile gabello il suo sorriso
Fa spavento l'ignoranza, tragedia
di storia inconosciuta, negata
immemore degli altri, dei negati
degli annegati, anche dei naufraghi
darsi ragione, se la son voluta
Questi, non altri, corrompono all'intorno
spaziano vocianti, coi loro canti
estraggono caviale al primo incanto
e si leccano le dita allo champagne
si sentono padroni, appunto, di tutti
E a tutti danno un prezzo, un costo
da banconota o da splendido assegno
si comprano le gioie, gli onori, gli allori
sbucciano carne viva, senza remora
lentamente, imprudentemente, ancora