epopea della carne
e dei suoi
docili sentieri
sudari di attesa
e folle estasi
nelle mani strette
ad un giovane collo
virginei ed eterei
quegli occhi
cui vi precipita
nel fulgore di una luce
senza fine,
degrada l’atto
dopo cento respiri
e più,
l’immoto si palesa
i rigidi inverni
stagnano nelle parole
l’incanto svanisce;
nulla è equiparabile
al declino
di una forma di vita
per quanto fugace
possa essere
purché ne convenga
alla sua completezza
interlocutoria.
non esiste davvero
la quiete
e ogni tempo
È un paradosso
per come egli
ne dia interpretazione;
l’informe cela
dietro ad una clessidra
purpurea,
derive di grida inascoltate
e oceani tumultuosi
che corrodono la mente
( lo spunto della poesia deriva dal profilo psicologico di
pedro lopez, sanguinario serial killer colombiano. Lungi da me esaltarne le gesta, deplorevoli alquanto, lo scopo dello scritto è riviverne i traumi e le paranoie che lo ha portato a compiere i suoi delitti in modo pressoché sperimentale )