avevi degli occhi
che quando faceva buio
s’illuminavano,
d’un bagliore intenso
quasi magico,
la stessa luce misteriosa
d’un qualunque astro
sospeso nel cielo.
ti ricordo distesa
sulle mie ginocchia,
dormiente,
o davanti
alla porta d’ingresso
quando rientravo dal lavoro.
ma negli ultimi giorni
te ne stavi
in disparte
in silenzio
quasi a vergognarti
del regresso della malattia
che non ti dava tregua.
scusami se ho esitato
ad accarezzarti,
so che volevi
un po’ d’affetto
per alleviare
le tue sofferenze,
ma vederti così
ha incrinato le mie certezze
e mi ha reso fragile e impaurito.
scusami ancora se puoi
e anche se avrei voluto
comportarmi diversamente
penso
che in questi tredici anni
ti abbia sempre voluto
un gran bene,
come una importante parte
della mia famiglia.
ora come ora
non posso
che sperare
che il tuo ultimo viaggio
sia il più lieto
e il meno triste possibile,
come lo è un lungo sogno
ad occhi aperti...
( elogio alla mia gatta venuta a mancare due anni fa )
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