Al limitare
della notte
una mano mi sfiora
una voce
bisbiglia
ma
per quanto mi sforzi
tra le dita
nulla stringo
e
del suo dire
nulla comprendo
di fronte
ad una
inalienabile necessità
mi trovo:
è tempo
di nascere
di strappare
questa sottile membrana
che
come un sacco amniotico
strettamente
mi avvolge
e opprime
oramai
la luce
sarà abbagliante
il Mondo
come un fiume in piena
dolorosamente
mi travolgerà
perché
d’ogni essere
senza più ostacoli
il più intimo sentire
in me
riverserà
ma
segretamente
so
che la pena
generosamente ripagata
verrà
nell’immane Fluire
che
le stelle del cielo
trascina con se
e
la processione delle ore
misteriosamente
sospinge
lungo
le direttrici
del Suo primo ed unico Gesto
finalmente vivo
sarò
...........................................................
amare così tanto la Vita, da arrivare a togliersela. E’ questa la triste, inesorabile situazione di chi, come Virginia Woolf (della quale recentemente ho riletto alcuni scritti) non sopporta più le doglie di una nascita che tarda ad arrivare. La Nascita e la Morte, molto hanno in comune e non serve porre fine alla vita che anima i nostri corpi, perché non è lì l’ostacolo, la prigione, la ragione del dolore. Consapevolezza questa, probabilmente frutto del sacrificio di coloro che nell’Oblio, sollievo hanno cercato e non avendolo trovato, con un nuovo corpo, nel Dominio delle Ore più consapevoli s’aggirano e un’altra strada, a noi tutti indicano.
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