PoeticHouse - Il Portale dei Poeti e della Poesia
Pubblicata il 09/11/2022
Distesa
cangiante
di zaffiro e oro
il mare della Vita
dolcemente
mi chiamava

per
un’ultima volta
senza
volgermi indietro
quelle dune d’ambra
avrei
attraversato
e
il vento dell’Oblio
le mie impronte
avrebbe
presto cancellato

sarebbero state

ancora per poco
a testimoniare
una volta di più
l’irresistibile
anelito al Viaggio

ma
per grazia
dell’errore e del tormento
che
di antiche gesta
erano il retaggio
una nuova
consapevolezza
quei passi
avrebbe accompagnato

salpando
su una fragile barca
da questo
mistico
lido della Memoria
finalmente sapevo
che
solo naufraghi volontari
bruciati
dal sale della nostalgia
non più
vincolati
da illusioni di salvezza
e
in preda ad un amore
tanto folle
quanto veritiero
avrebbero potuto sopportare
senza
maledire
la propria audace scelta
l’incessante
lavorio del Tempo
e
le sue pene

...................................................

la nascita e l’incarnazione come un viaggio metaforico dagli eterni lidi dell’anima, verso il mare aperto della Vita, in balia del Tempo e della separazione. Viaggio, da tutti più e più volte tentato, sedotti dal mistero, alla mercé dell’Ignoto; fino al momento in cui, il doloroso retaggio di passate esperienze, non ci permette di salpare verso il futuro, con il cuore ricolmo d’amore, finalmente liberi dai vincoli dell’io e la mente aperta al fluire incessante dell’Impermanenza.
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Bella la struttura e la musicalità delle parole ma ripeto un po' lunga. Dovresti fare pensieri più brevi in poesia, catturano di piu... Un caro saluto

il 12/11/2022 alle 07:16

Grazie Ginni, anche del tuo appunto sulla lunghezza di molte delle mie poesie. In effetti apri una profonda riflessione su i "pro" e i "contro" di due modi diversi di esprimere la propria interiorità. Da una parte la folgorante (se ci si riesce) poesia breve che ti colpisce come uno schiaffo o una carezza, senza lasciarti il tempo di "alzare" quei filtri che sono a guardia della nostra fortezza mentale, dall'altra la poesia che attraverso la narrazione di una breve storia, cerca di evocare quella stessa risposta emotiva (nel migliore dei casi animica), sfruttando il nostro desiderio, radicato nell'infanzia, che qualquno ci "racconti una favola". Lo scopo è lo stesso, evocare "qualcosa" che la vita quotidiana, sempre più ci impedisce di sperimentare. Devo dire che c'è stato un periodo in cui scrivevo esclusivamente poesie brevi ed erano come "mantra" che mi risuonavano nella testa o nel cuore, ora invece tendo ad essere più descrittivo, utilizzo di più la metafora per aprire la strada ai mio sentire ed eventualmente per provare a guidare il sentire di chi si trovi a leggere quello che scrivo, al di là della superfice appiccicosa delle cose. A questo proposito mi torna in mente la tua poesia "La fune"; si un filo a cui aggrapparsi, un aiuto su cui contare, una mano travestita di parole. Ciao. Buona giornata.

il 12/11/2022 alle 10:07