Non posso tradurre le parole di quiete,
ora che vivo nella mia quinta veste,
tratti di viso scuri, sorrisi smorzati, e mani che donodolano senza pelle,
sottraggo alla vista dei benpensanti il mio passaporto per il mondo capovolto,
perchè forse finirei nelle gabbie degli stolti,
e racchiudo nelle pagine mentali, il segreto per trovare la scale del cielo.
e inosservato continuo le mie visite alle stelle,
mentre nella terra vago tra i rovi,
in compagnia del re di stracci,
dialogo un poco con lui,
mi è chiaro il suo pensiero di filamenti e cucitore,
e con le mani imbottite di spugna,
emargina il fango acre che soffia nel malto di passggio,
e poi un vuoto di coscienza visiva,
e nel riaprire gli occhi mi ritrovo nel cubo oscuro,
pareti corvine, e luce avvolgente di sole tentacolare del nero di seppia,
solo una goccia che cade provoca rumore,
d'incanto nell'alto un punto azzurro di fuga,
mi lascio cadere, e ritrovo la speranza.