Dei miei due amici di gioventù, il primo è diventato padre di due maschietti ormai cresciutelli, il secondo di due femminucce ormai ragazze. E' da tempo che non li vedo più. Al centro ci sto io che non son diventato papà. Nessuno mi chiamerà papà.
Il senso di precarietà che accompagna chi non è mai diventato genitore è un coccodrillo con le fauci spalancate, riesco quasi a vederlo, immobile sulle acque del grande fiume, in attesa della sua preda, immobile sul pelo dell'acqua. Mi piace pensare che sia lo Zambesi, un fiume che mi ha sempre affascinato.
Una persona senza figli possiede un fascino particolare, quello appunto, del fiume Zambesi. Ci sono elefanti che lo attraversano, e ippopotami.
Poi ci stanno le cascate Vittoria che segnano il confine tra Zambia e
Zimbabwe. Qualcosa segna i miei confini: cascate.
Da un lato il me che non ha mai voluto figli, dall'altro quello che avrebbe voluto diventare genitore, padre, papà, papi, babbo. Vertiginose cascate che si gettano laggiù dove elefanti, ippopotami e zebre conducono i loro cuccioli alla ricerca di cibo e acqua e sicurezza.
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