Con l'avanzare dell'età si dovrebbe comprendere qualcosa in più di ieri. Pian pianino, lo spiraglio dovrebbe diventare varco per poter vedere quel qualcosa che in precedenza non si vedeva.
Ho cinquantacinque anni, e mi sento avanti. Proiettato avanti. E' una bella sensazione perché riesco a comprendere cose nuove. D'altra parte provo nostalgia dei miei trenta, venti e quarant'anni: non torneranno e chissà dove stanno riposti, forse in qualche piega dello spazio-tempo e magari un giorno qualcuno mi metterà davanti a un monitor e così mi rivedrò a trenta, venti, quarant'anni.
Cosa riesco a vedere oltre quello spiraglio ch'è diventato varco? Per prima cosa vedo la paura, la mia. E' un'entità separata da me, qualcosa che brucia ma che non mi appartiene. Staccarsi dalle paure e dai pregiudizi, è il primo passo. C'è tanto oltre quel varco, è un calderone infernale dove qualcosa cuoce a fuoco lento e poi ci sta anche la felicità.
Son sicuro che, col procedere degli anni, finché ci sarà la vita, quel varco si allargherà ancora e grossi insetti quasi umani mi inviteranno a passare dall'altra parte, perché qui, cielo, mare e montagne saranno troppo stretti da abitare e gli uomini troppo meschini e inconcludenti, incapaci di stringere una solida amicizia con qualsivoglia creatura.
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