Cadono i giorni miei nelle strade fredde
come le ultime foglie d'autunno.
Ad uno ad uno strappati
come petali di margherita interrogata o erba
troppo a lungo calpestata.
Polvere sui mobili e sulle mie spalle,
bianco di notti che colora i capelli.
Li credevo angeli e son serpi
che m'avvelenano mordendo.
Si girano come i fogli
di antichi calendari i giorni miei
dalle fragili pagine ingiallite,
camminano con gli occhi di chi non chiede più,
con passo lento si avviano
incontro ad un domani fiacco
e rivolti a chissà quale futuro,
vanno con sguardo ironico
portando i sogni in valige di cartone,
emigranti del vivere.