Laura, Franco e io arriviamo al rifugio Gonella alle 6 del mattino. Siamo partiti alle 3 dalla Piana di Combal dove avevamo pernottato in tenda.
Ci sediamo a mangiare albicocche secche guardando il ghiacciaio del Miage sotto di noi. Franco vede qualcuno che sta salendo per le corde fisse sotto il rifugio: è una donna sola. Cosa non rarissima ma non molto frequente su questi percorsi.
Dopo un po’ arriva. E’ alta, bionda, una bella donna sui cinquanta. La salutiamo, lei sorride e ricambia il saluto. Poi si siede a riposare.
Dopo una mezz’oretta ripartiamo per fare un giro alla base del ghiacciaio del Dome. Torniamo verso le 13.
Lei è ancora là e legge un libro. Laura le si avvicina e le chiede se gradisce un sorso di Genepy (nb: mai bere alcoolici in alta montagna, ma nessuno è perfetto...).
Lei accetta volentieri e si siede vicino a noi.
Si chiama Margarethe, è di Zurigo e parla un italiano perfetto. Ci racconta che ha studiato a Milano e fa il medico. Era stato suo marito, ormai deceduto, a farla innamorare delle alte vie della Valle d’Aosta.
Erano stati insieme diverse volte al Gonella e lei, quando poteva, ci tornava. Alla nostra domanda se non avesse qualche timore a salire da sola (perché alcuni passaggi non sono esenti da un certo rischio) ci rispose candidamente, sorridendo:
“Ma io non salgo da sola”.