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Pubblicata il 12/07/2021
Ti siedi
di fronte a me
con quella gonna
un po’ a fiori
un po’ a macchie
un universo
in cui si cela
la mia follia
un colpo di vento
e mi sento
un fiume in piena
l’apoteosi
di un istante ineffabile
così
ti si vedono
le gambe
la pelle ambrata
del sole
e il mio sguardo
scivola
raggiungendo
le caviglie
fino ai tuoi piedi
potrei essere
un martire
per quel che vedo
e sento
e mi distruggo
e rinasco
come un inutile
pezzo di ferro
che parla parla
tanto
ma che in sostanza
vorrebbe far altro
ma in fondo
a cosa servono
le parole
se non a smettere
di soffrire
e farti almeno
sorridere
quel poco che basta
a farmi sentire
ancora un uomo
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