È il vento che i monti antichi
esalano. Le campane bagnate
dai pianti celesti si dilettano
a poetare. È il dí dei mille
primi e nuovi amori suggellati.
i contadini lavorano i loro
tesori verdi, con il picchettio
dei fabbri operosi. Come loro
mi faccio artigiana di merce
divina, sin dall'alba luminosa.
il suono delle vistose primule,
che accolgono gli insetti
ai loro festini, si nasconde
dietro ad antichi canti, e dietro
ad antichi pensieri mattutini.
io vagherò in mezzo ai campi
boscosi, loquaci dei miei
stessi versi. Io mi nasconderò
in mezzo ai pini brulicanti
di sangue eterno. E vivrò, sì...
la segale solleticherà dolce
le mie caviglie fredde, e sarò
parte del mondo da cui uomo
mi ha sottratto. E vivrò, sì...
pervasa da parole di dolore.
pervasa dai primi segni dei
cambi di stagione, dai lamenti
delle ninfe sui ruscelli ebbri,
incompresi dai morbi umani.
e vivrò con un solo foglio.
udirò da lontano il dí dei nuovi
amori suggellati, le danze
dei villani in festa, e le loro
bestemmie arcane rivolte
ai cieli. Vivrò con pochi fogli.
e poi piangerò Ofelia. Ah!
mi vestirò con spighe eleganti,
e immolerò al Dio sordo
tutti i miei versi irriconosciuti.
e così brucerò i miei giorni.
o Ninfe, liberatemi da queste
catene! Gli uonini mi hanno
segregata lungi dai campi
boscosi, in cima alla torre
dove tutto posso osservare.