Sono anch'io un uomo del sud (Napoli) e la mia infanzia è piena di episodi simili ai tuoi, mi hai fatto sorridere e pensare...Per esempio se tutti, o quasi, riconoscono che l'invidia esiste perché non si crede che la stessa possa vincere quando si usa una certa ritualità, vincere per esempio quando ti si abbassano le difese? Ecco allora la superstizione...Io la vedo come la degenerazione di qualcosa di molto serio, ti dico la verità, e un bel corno rosso collaudato (come dicono a Napoli) in tasca non fa mai male, non si può mai sapere….
Dicono che il corallo rosso abbia un forte potere antimalocchio, se poi ha la forma del corno, allora possiamo andare tranquilli. Ciao Arturo e ciao 373, buon pranzo a voi.
Ma allora che devo fare io che stamattina mi sono alzato col piede sinistro, poi ho versato il sale e rotto uno specchio? Meno male che ieri sera ho aperto l'ombrello in casa, ho messo il cappello sul letto e sparso olio evo sulla tavola... Mi sa che leggerò l'oroscopo...
Stai scherzando, vero? Se fosse vero, non so cosa potrebbe succedere nel raggio di cento chilometri.
Caro Vincent, per curare il mal di testa in via, quasi, definitiva qui a Torino un tempo si usava fare così...il soggetto col mal di testa si recava in Via Po, via molto praticata dalla gente perché tutta nella sua lunghezza con bellissimi portici e con negozi di qualsivoglia generi...il soggetto con noncuranza passeggiava sotto i portici osservando le vetrine senza manifestare alcunché per non insospettire il mal di testa che, nel frattempo, lo stava torturando...ad un tratto il soggetto approfittando di un varco fra la gente, repentinamente, si accovacciava verso terra quindi in maniera altrettanto fulminea si allontanava velocemente...il mal di testa, preso alla sprovvista, rimaneva nell’ aria all’ altezza del soggetto scomparso all’ orizzonte che, felice come una pasqua, fischiettava senza più il fastidioso malore… la storia ha il suo finale, questo: il mal di testa rimaneva, incazzato e ingrugnito, sospeso nell’ aria, immobile, nell’ attesa che un ignaro soggetto della stessa altezza del precedente portatore passasse per di lì...il malcapitato si prendeva, così, il mal di testa fino a quando, a sua volta, metteva in atto la strategia di cui sopra…; “Faber est suae quisque fortunae”
Troppo simpatica, Rom...a Torino ci stanno i portici, che bella città!
Premetto che non sono superstiziosa anche se credo che le parole , non sempre , hanno un certo potere, spesso terapeutico come il placebo. Il tuo scritto mi ha riportato indietro nel tempo, mia madre era un tantino superstiziosa, ricordo che nell'età dell'adolescenza ci costringeva(eravamo cinque sorelle abbastanza carine) a uscire con un mazzetto di prezzemolo nascosto nel reggiseno per chi lo aveva oppure nelle mutande. Insomma con i profumi dell'orto...infatti nel cortile avevamo sempre diversi vasi coltivati con tutti i vari sapori culinari. Naturalmente per evitare il malocchio...ma girato l'angolo ti giuro che, buttato il prezzemolo, abbiamo sempre sfidato la cattiva sorte ...
Grazie Genziana e Ninetta, sono molto divertenti e interessanti questi scambi dei nostri ricordi, certo quando si arriva alla superstizione stupida e cattiva, come nel caso di Mia Martini, allora è da condannare fermamente.