Il suicidio dei Soli, la morte
di un animo ebbro di poesia.
io rinuncio, o Sacra Musa,
all'immortalità dell'anima
per consacrarmi al vino
e ai frutti proibiti dell'Eden,
tetro giardino, ceppo di vita.
l'ispirazione è uno stridore
nella pace dei venti caldi.
io mi dichiaro, o Aurea Diva,
compositore di peccaminosi
versi, lugubri e superbi.
soggiogatemi fra le mura
della mondanità osannata!
sono nato uccello, e dovetti
volare, finché i miei figli
m'avvelenarono le ali nere.
io mi nego, o Fata del notturno,
a te che mi hai partorita.
il tuo nome, la mia placenta,
tu stessa, il mio solo fine.
i raggi piovono sui miei occhi
estasiati, e ogni loro riflesso
è il suono delle mie chimere.
io mi congedo, o Madre Divina,
dalla mia maschera bislacca
da cantastorie muta, pittrice
senza braccia, fra i ciechi.
ma ogni colore urla avvilito
d'esser trasfigurato in lirica.
ogni vile metallo implora
d'esser trasmutati in oro.
ed io avanzerò, o Calliope,
verso la corte degli artigiani
convocati dall'antico Dio.