Amico, penetra la maschera
che ricopre l'immensità
di un viso senza nome,
d'orbite col tono dello spazio,
di labbra cucite dal duolo
del mistero verde, invadimi.
tu solo non sai, non come
il vento crespo, e le onde
dei viaggi catartici della vita,
o le montagne guardinghe,
qual è il colore che le rocce
assumono in un animo poeta.
tu solo non sai e mi osservi,
lungi dai miei sguardi bassi.
tu solo non guidi, curioso
della mia corsa a piedi fermi.
È il dono dell'amore ultimo,
l'amore per occhi tanto chiusi
da riuscire a scrutare oltre
le semplici rocce acide su cui
scivolano i miei passi. Amico
le rocce sono l'eternità
della nostra fugacità, e noi
archeologi del pensiero.
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