O fanciulla, con più terra
che lacrime sul viso latteo,
madonna d'illusioni profane
e vacue contemplazioni.
ombretto sul tuo manto casto,
segregato dalla stola nera
che avvolge il tuo imbarazzo
da un lutto senza ritardi.
balla per me! In mezzo ai pianti
squattrinati dei parenti
in vita, balla senza impaccio!
e vedrai come il requiem
fingerà un sospiro, ed in silenzio
ballerai fra statue sbigottite!
ed io, sommersa fra i relitti
d'un museo senza cagione,
ti scorgerò da lontano.
quando i tuoi occhi sfiniti
scruteranno i miei, da segugio,
ti abbandonerai sui mattoni
aguzzi d'un viale annoso,
ed il tuo cranio sarà polvere
fra i detriti del tempo e
le anime dannate del Tartaro.
le tue carni un dessert
nei più lussuosi ristoranti
della nostra memoria di statue.
- O mio grande amore! -
continua a ballare! Gli occhioni
di chi proclamasti poeta
ti ammireranno per mezzo di
ricordi lontani, ovunque
il tuo corpicino avrà voglia
di ballare; la mia empia orazione
riempirà il tuo cuoricino grigio
segregato dalla stola nera.
o Ligea sirena, che bufera
ti consacrò demone
fra i desideri d'ogni uomo,
tu che connetti gli esiziali
al principe caduto dei dannati,
sei Vergine delle tenebre,
donna dagli occhi cristallizzati
conficcati nelle piume corvine
che ricoprono ogni cellula
del tuo corpo blasfemo!
giuda del mio Gesù, martire
dei tuoi stessi peccati!
sei mercurio fra le mie mani
deturpate, sfatte, screpolate.
ballerina fatale, vedrò schiantarti
nei raggi d'un Sole nero, i miei
occhi saranno ancora tuo segugio.
e alla tua morte seconda, il rintocco
delle campane funebri segnerà
l'apice del mio godimento, Amore!
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