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Pubblicata il 26/01/2021
Dopo la maturità mi iscrissi a Ingegneria chimica e iniziai a frequentare le lezioni di Analisi matematica 1. Dovetti comprare un microregistratore con microcassette perché tutti gli studenti registravano: era uno spettacolo vedere sull'enorme superficie della cattedra tutti quei registratorini...durante le prime lezioni, il prof ci cominciò a parlare di numeri, complessi, reali, naturali, immaginari, non pensavo esistessero tutti quei numeri. Topologia, insiemistica. Non si capiva una mazza. Rientravo con la testa piena di numeri e con in testa la voce da oltretomba del prof. Un giorno, il mio vicino di poltrona, mio nuovo amico, mi confidò: "Sai Vincent, non riesco assolutamente a capire come fa la gente a vivere con un milione e mezzo al mese", la cifra che guadagnava mio padre a quell'epoca . Lo guardai con un'espressione bovina, cercando di fargli capire che comprendevo i suoi dubbi. "Giacomo, non lo capirò mai."

durai un anno in quella facoltà, poi feci il cambio. Il mio amico Salvatore s'impuntò: voleva a tutti i costi fare l'ingegnere e ci mise esattamente vent'anni per conseguire l'agognata laurea. Qualche tempo addietro, lo incontrai casualmente all'Inps e mi disse che non era mai riuscito a trovare lavoro, per via dell'età. Laurearsi a circa quarant'anni è una grande soddisfazione, ma lo spettro della disoccupazione incombe senza pietà!

ricordo quella facoltà con i suoi corridoi chilometrici, vuoti, con l'eco che rimbombava da tutte le parti e le sue porte infernali che si aprivano su mondi, anzi su aule-cattedrali, mi sentivo sempre sul punto di atterrare s'un pianeta a me sconosciuto, ero un futuro ingegnere, avrei guadagnato venti milioni al mese e così, anch'io mi sarei domandato come fa la gente a vivere con un milione e mezzo. Prima, però, avrei dovuto superare tutti quei gironi infernali, quelle solitudini lunari, avrei dovuto assecondare tutti i miei colleghi da venti milioni al mese, mi sarei dovuto pappare montagne di appunti indecifrabili, sbobinare chilometri e chilometri di registrazioni, le ragazze non guardavano i ragazzi, volevano fare carriera, usare il cervello. Ancora oggi, nei miei incubi ci sono quei coorridoi chilometrici, vuoti, dove l'eco rimbomba da tutte le parti.
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hai fatto bene a mollare

il 26/01/2021 alle 10:07

Lo penso anch'io, ciao Arturo.

il 26/01/2021 alle 10:16

Dopo la maturità andai a Pavia per le borse di studio, ricordo che la prima domanda che mi fecero al colloquio fu: "Conosci la musica di Battiato?" Poi decisi di restare in Sicilia, perché non volli allontanarmi dalla mia famiglia.

il 26/01/2021 alle 10:31

In 350 parole hai fatto uno spaccato perfetto dello stato comatoso di alcune nostre Università. Non è Ingegneria a essere brutta, triste e fredda: è il modo arcaico in cui viene somministrata (non in tutti gli Atenei, per fortuna...). Ma non hai fatto bene a mollare (secondo me), se non altro per non dargliela vinta...

il 26/01/2021 alle 10:31

Mi piaceva tutto a quell'epoca: medicina, biologia, confusione, però forse non ero portato per la matematica a quei livelli. Poi, nell'altra facoltà diedi l'esame di matematica con 27, ma non era come analisi uno dell'Ingegneria. Economia e commercio era un'altra cosa.

il 26/01/2021 alle 10:39

Credo che la fame di questa storia fin troppo comune sia racchiusa: "Non volli allontanarmi dalla mia famiglia" volendo restare nelle nostre isole, adorate quanto vuoi, si frenano gli entusiasmi di varcare le frontiere, e ci si accontenta anche del poco, si, ma a casa nostra, qui viviamo in un altro mondo, noi abitiamo in un paesino con le galline e i pochi gatti rimasti saremo settecento anime, ma posso garantirti non abbiamo mai chiuso le porte neanche di notte, siamo una stretta e affiatata famiglia di settecento parenti, amici, non potremo mai accontentarci in mezzo ai caotici traffici delle grandi città, si vive, e ci si accontenta, non si può avere tutto Ciao forse sono uscito fuori dal seminato, perdonami, volevo dirti semplicemente spesso non siamo noi a decidere delle nostre scelte, noi ci adattiamo, se ci accontentiamo saremo per sempre felici CIAO!! PERDONAMI

il 26/01/2021 alle 10:49

No vecchio poeta, non sei uscito fuori dal seminato, anzi tutto il contrario: è vero, la semplicità e gli affetti sono forse la migliore medicina per tutti i mali del mondo.

il 26/01/2021 alle 10:57