lo scafo triste
nel silenzio dei venti
ho dormito fra le onde
come un raggio di luna.
galleggiando sull'abisso
andavo e andavo...
e non temevo che il turchese
mi inghiotisse nei suoi balbettii,
o che il buio m'abbracciasse
nel suo tenebroso canto.
le onde mi cullavano
e il timone disegnava
quel che è eterno e non si vede.
non temevo la schiuma rabbiosa,
nubi fameliche o lampi feroci:
non c'è tomba più dolce del mare.
È nel porto che io muoio,
legato come un cane al guinzaglio,
con la poppa che scodinzola
sognando le profondità dell'oceano.
in questa terraferma il sole
ti accarezza ma non scalda,
non brucia le carni che sanno
di sale, di tempesta e voluttà.
gli oblò di dritta si affacciano
sul cemento dell'ormeggio,
le eliche son ferme, inerme
la vela è ammainata...
che io parta, capitano,
che io veda ancora il silenzio
di una notte cupa dove ondeggio
sul terrore dell'abisso,
che io scivoli fra i marosi
come un serpente fra l'erba.
non tema che son vecchio,
non tema le ammaccature,
le cicatrici degli schianti.
che io muoia, capitano,
ma non nelle mani degli uomini.
non c'è tomba più dolce del mare.
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