Deambula, incidi,
figlia del tormento,
incidi, e risvegliati.
le tue icone hanno
lo stesso sapore.
ma deambuli, incidi,
e ti risvegli.
sicché, lontano
un Sole tornerà
a sorgere.
fra le rocce eterne,
malleate dalle
grandini, voraci
le orme calpestate
ammorbano l’etere
di tediosità.
e tu deambuli, incidi,
le stesse parole
di precario dolore.
quante statue mute,
e copie di manichini.
ammutoliscono pure
i venti direzionati
a terre lontane
adirate.
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