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Pubblicata il 16/08/2020
Negli anni Trenta, in una salubre e ridente collina della mia città, venne costruito, di punto in bianco, un residence per malati di tisi, nel 1937 fu visitato dal Duce. A 763 metri d'altezza, circondata da un parco di quattro ettari, ventilata da un venticello dolce, la struttura era il fiore all'occhiello della sanità siciliana. Poi, il declino.

il sanatorio, costato otto milioni di lire dell'epoca, fu completato in soli due anni. Adesso, dopo molto tempo di abbandono e di degrado, è stato aperto alla fruizione del pubblico desideroso di respirare aria buona a pieni polmoni.

in verità, la struttura è fatiscente, si respira ancora un'aria sinistra. Dai balconi e dalle terrazze dell'inquietante residence non è raro vedere qualche vecchio ospite dall'aspetto emaciato affacciarsi e guardare un punto lontano. Di colpo, si torna indietro in quegli anni, tra fantasmi di medici sgarbati e pazienti speranzosi. I balconi e le terrazze, le persiane sigillate, l'enorme parco, il vento che non smette di lamentarsi, cos'era la tubercolosi? Una sorta di peste che qualcuno, da bambino, mi ripeteva continuamente nelle orecchie: "Quello ha la tubercolosi", "quell'altra non sta tanto bene", "è importante fare la tubercolina"...

varcare la soglia, entrare nell'antro della malattia, fare un salto temporale di quasi un secolo, accettare che il tempo è una lastra di vetro, sedersi su una panchina di un parco saturo di spettri e lucertole, drizzare le antenne e tentare di comprendere qualcosa che sfugge, quella gente è ancora qui intorno, ride, si distrae, parla dell'ultimo pasto, della visita del Duce, un uomo tutto d'un pezzo che tutte le ragazze vorrebbero sposare.
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Bellissima "tranche" di uno spazio e di un tempo. Lo spirito del luogo anche se è una costruzione mentale, non cessa di affascinare.

il 16/08/2020 alle 14:12

E' un luogo coinvolgente che avrebbe tanto da raccontare. Grazie Eriot e buona domenica.

il 16/08/2020 alle 15:36

Allora puoi comprendere molto bene il senso di disagio che ho provato nel visitare quel luogo. Ciao Genziana e grazie della tua testimonianza.

il 16/08/2020 alle 18:40

anch'io devo correggere: "accettare che il tempo sia una lastra di vetro", questi congiuntivi sono terribili.

il 16/08/2020 alle 19:41