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Pubblicata il 09/06/2020
Un urlo stridulo soffocò le mie orecchie,
e rimembro che piansero struggenti
i brividi d’angoscia, mi sentii persuasa.

una mano tentava invano di bloccarlo,
affinché io potessi finalmente fuggirne.
un suono di campane, mi allertava.

allora vidi tutto grigio, non un barlume
di speranza a rinfrescare questi pensieri.
il frigido rumore si faceva più acuto.

mi sentii offuscata, e i miei ansimi
apparivano così ciechi e sordi;
come l’urlo prima udito, maledetto.

mi accorsi che gli uccelli gridano,
e come gli alberi tengono la chioma
rivolta al cielo e si rivolgono a chi è sordo
e non può concedere alcuna fonte;
essi sfiatano, ricercando un’evasione.

quanto, ahimè, vorrei anch’io volare.

mi accorsi che ogni via, alle mie brame serva,
fosse stata smarrita, assieme a quel suono;
qualunque via, salvo questo mio viale
in cui mi accascio, inerme, a contemplare
il cinereo grigiore in cui navigo, sperduta.
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la trovo bella e come al solito sincera, spero per te però in futuro un pò più di serenità, anche se è facile a dirsi....

il 09/06/2020 alle 12:43

pare che la notte sia complice dei pensieri altrui e fa sempre soffrire...allora ti arriva quel desiderio di evadere e percorrere le vie dell'infinito dove appare il posto ideale per sfuggire alle malinconie e alle sofferenze .Ma non sarà sempre cosi... avrai momenti notturni che ti appariranno più belli di quelli del giorno.un saluto!

il 09/06/2020 alle 13:38

grazie ad entrambi, e sì, spero di poter gustare anche i buoni momenti che essa regala

il 09/06/2020 alle 14:07

Nonostante l'uso di qualche verbo obsoleto (Rimembrare, Bramare) la poesia è notevole… A me piace il pessimismo che esprime, forse perché mi sento in affinità elettive! Ciao ;-)

il 10/06/2020 alle 00:36