Sento i passi di questa rude strada,
percettibili nella mia pelle soffice,
nelle mie ossa ingombranti, rude
è anche il frastuono delle mie gesta
pesanti e disordinate, increspate.
ascolto i trilli di questa rustica strada
percettibili solo nella mia anima
assetata dell’armonia più assoluta.
assorbo il senso della mia materia
che mi scuote e poi, mi ripercuote,
sino ad inciampare, sovrastata
dal silenzio di una corsa irregolare.
assaporo questo sogno ricorrente.
m’abbandono, ferita, a questo caos
a cui le mie mani partecipano;
taccio, per poi ricominciare a correre.
sorge soltanto un Sole.
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