(la tazzina di caffè)
quando il prèt-à-porter non era nato
si andava alla sarta per il capo ricercato
e anche per il vestitino giornaliero
per l’intimo e per il pantalone da lavoro
marietta allora faceva la sartina
con la piccola “singer” giù in cucina
cuciva un po' di tutto per le clienti
e badava ai suoi due figli impertinenti
non buttava mai via niente la Marietta
né il ritaglio di stoffa né l’accetta (=piccolo pezzo di filo)
e i bottoncini, soprattutto i piccoletti
da camicia tutti uguali e rotondetti
perché ricicla tutto un buon sarto
e d’ogni cosa non resta mai a corto
i bottoncini avevano un vizio noioso
di perdersi tra tutto il resto voluminoso
così Marietta per non ricercarli
in una tazzina di caffè andava a posarli
posta dietro il vetro della credenzina
faceva mostra di sé nella piccola cucina.
il fratello di Marietta intraprendente
s’era dato alla politica militante
e un giorno che al paese era arrivato
un noto e zelante aspirante deputato
lo portò in casa di Marietta sua sorella
per offrirgli un caffè con la ciambella.
lei poverina era emozionata e confusa
dall’onore e dalla visita inattesa
e s’affrettò a riempir la caffettiera
intrattenendo gli ospiti in maniera
di far bella figura col futuro deputato
che il fratello avrebbe avvantaggiato
usò il vassoio delle grandi occasioni
e offrì ciambelle al vino e pasticcini
con il caffè nelle tazzine nuove
corretto col marsala quello all’uovo
mentre tutti mangiavano in un momento
il futuro deputato ebbe un mancamento
gli girava la testa, vedeva cose strane
galleggiare nel caffè, non è normale!
capì la situazione al volo la Marietta
e cominciò a spiegare in tutta fretta
che era colpa di quei dannati bottoncini
e finì in una grande risata, ma i vicini
risero a crepapelle per la figuraccia
la sartina li guardava scura in faccia
e dato che era così tanto permalosetta
la chiamarono Marietta la tazzetta.