Nonostante (credo) un'attenta lettura non riesco a darle la giusta consecutio temporum: dipende forse da quel punto e virgola che conclude il terzo verso?... E chi sono i soggetti della seconda strofa?... Immagino "...l'avvilente ardore…" e "... il mio avvampare…" ma questo rende ancor più complicata, a me, la lettura… Ultima rottura di scatole: "... un esanime notte…" non vorrebbe l'apostrofo?... Scusa la pignoleria, ma anche così la tua poesia mi "acchiappa" molto! ;-)
guga l'apostrofo me lo sarò sicuramente scordato, chiedo venia. In ogni caso sì, per quel che riguarda la consecutio temporum le frasi sono tutte sullo stesso piano temporale, è qualcosa di imminente e appena constatato. In poche parole, un calore ardente giunge dalle tante riflessioni in una notte invernale. Per questo motivo vi è l'ossimoro (che non è altro che il protagonista della poesia) fra il calore che sperimento e il clima freddo di una notte d'inverno, i quali diventano un tutt'uno assieme ad ogni cosa presente nel testo. In poche parole nomi astratti e interminabili aggettivi si uniscono per descrivere il mio avvampare. Ecco perché ";è la sintesi del mio avvampare."
Una poesia fatta di suoni e di contrasti, la sintesi del nostro vivere e delle sue contraddizioni.