il piccolo retino
cadiamo nel vuoto:
il pensiero non ha gravità
e nero vaga nello spazio.
È uno strazio, pochi lo capiscono.
la poesia è solo velleità,
un raggio di sole che ti accarezza,
un'ombra che ti avvolge.
la tristezza mi stravolge
come un dente di leone
strappato da un bisbiglio
di vento. Sono sul ciglio
di un baratro e l'abisso
sembra morbido come
un materasso di tetre piume.
le mie parole son state
come pietre gettate nell'oceano.
mi duole l'anima,
anche se so di non averla.
chissà cosa nasconde il silenzio
dietro il suo muro di tenebre,
chissà cosa nasconde.
mi curo con i versi,
sono una piccola dose di veleno
che alza la mia tolleranza.
non so come facciano i retori
a nascondersi dietro un vetro
patinato di elegante inutilità.
siamo nullità, ante di un armadio
stracolmo di tarli, piante in terra arida.
È tutto così semplice e incomprensibile.
quanto vorrei esser un gatto,
vivere per un ratto e un po' di fusa.
quanto vorrei esser un ratto,
vivere per formaggio e fogne.
musa, mia Musa, lascia che le tue lacrime
siano l'inchiostro di questa penna.
io non so piangere, e lo vorrei.
l'angoscia ha messo il suo
masso sul mio petto.
ho fatto a pugni col dolore
dopo aver bevuto rabbia e disperazione.
in un club ho visto la donna nera
farmi l'occhiolino: era vicino il bagno.
da questo stagno non fuggiremo mai,
rospi e rane, rane e rospi.
mangio pane bruciato,
cerco l'eternità del granello
di polvere sul mio comodino.
mia Musa, non mi capiranno,
ne sono sicuro, ed hanno ragione:
cerco di catturare il sole
con un piccolo retino.
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