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Pubblicata il 07/02/2020
poema interiore

anima mia, mio respiro.
la terra, da quando siamo nati,
ha fatto un altro giro intorno
al sole.
e ho cercato ancora la Poesia,
ti giuro che l’ho cercata ovunque.
sono sempre stato pronto a mettere
il cuore nel fango, nella melma,
a schiacciare e spremere
le gardenie o i gerani
per cavarne un po’ di colore
per i miei stupidi quadri di parole,
anche per un mediocre bianco.
stanco ancor non sono,
ma non perdono a me stesso
la mano incapace di catturare
una nuvola, un verso, un sogno.
e l’agogno, con smania feroce,
negli insonni pensieri, fra i versi neri
che colano come bava rabbiosa
di un cane dalle mie labbra tumide.
lo so, sono ruvide le mie parole:
sembra che io non sappia far altro
se non lapidare il foglio con cordoglio,
angoscia e immane frustrazione.
l’ho cercata ovunque, ovunque davvero:
nel canto mattutino del vento,
nelle ombre del crepuscolo
che svaniscono in un soffio di tenebre,
nell’ipocrita sorriso di una lapide.
di ben altro sono avide le mie lettere,
ma non so come saziare
la loro infinita fame.
una vita non basta, non basta mai,
anima mia. Il mio sguardo lacrima
solamente per la sua allergia alla polvere.
dimmi dove, dimmi dove trovarla, per Dio!
scovarla nell’Amore, nella Morte, nella Follia?
sono porte già aperte, mi tediano.
nella Gloria, nella Gioia, nel Dolore?
forse solo la Rabbia ci deve ancora mostrare
tutto il capezzolo dal quale succhiare
suoni mai ascoltati, colori mai visti.
eppure ho dato tutto me stesso, tutto.
ho affogato la mia mente nel buio
più impenetrabile, l’ho affogata
e l’ho fatta riemergere solo quando le bolle
erano ormai rare e disperate.

cos’ho che non va, cosa?
perché di una rosa vedo solo le spine,
perché di un folto crine solo il teschio?
quale Bucero mi ha covato
nel suo orribile nido?
te lo giuro, l’ho cercata ovunque!
in una conchiglia sul bagnasciuga,
nella ciglia penzolante dai suoi occhi,
sospesa in bilico come foglia al ramo.
ma lei è lì, luna dei miei ululati,
inarrivabile, occhio bianco che tutto vede,
che tutto chiede alla mia mano e al mio cuore.
ed io stupido, poetico idiota, farei di tutto
per soddisfare la sua voglia incontenibile
di abisso e depravazione.
perché, anima mia, la Poesia
è una grandissima puttana!
la più grande di sempre, forse! Alza la sottana
ammiccante, ti fa sognare versi mai scritti,
strofe inarrivabili, musiche celestiali,
archi idilliaci, che par le stelle danzino
con noi. Ma non appena ti avvicini,
non appena la sfiori, svanisce nel vento,
e vola via come un sogno nelle luci del mattino.
vedi? L’ho cercata ovunque, ovunque!
e di noi, anima mia, di noi cosa rimane?
di questa immane devastazione,
di questo terremoto che divelle
il nostro umile e polveroso dormitorio
dove abitano speranza, tristezza,
gioia, sofferenza … cosa rimane?
un solo, nero e sbiadito
goccio d’inchiostro.
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conta i giri che ha fatto la terra da quando sei nato, molti di più saranno i tuoi sforzi perché ciò che dobbiamo fare è cercare.

il 07/02/2020 alle 14:26

Caro Ravachol è il saggio che smette di cercare: il poeta cerca.

il 07/02/2020 alle 14:53

Grazie a entrambi per i vostri commenti.

il 07/02/2020 alle 15:46

Sgorga irruente questo poema. Un caos quasi ordinato che raggiunge chi legge.

il 07/02/2020 alle 19:00