La poesia è molto bella, spesso rifletto sul fatto che gli attori (quelli veri) quando si cercano non si trovino più, dopo i moltissimi ruoli interpretati...penso, ad esempio, alle infinite maschere del grande Albertone...oppure mi sbaglio? forse (oltre le maschere) trovano il guitto sconsolato di cui parli, oppure l'essenza, quella vera.
Grazie amici. Più che altro è la consapevolezza del continuo cambio d'abito interiore ed esteriore, imposto dai formalismi sociali, cui troppo spesso deleghiamo (parlo per me) una più vera e nitida individualità. Nel bene e nel male.
Un grande attore deve essere un perfetto ἰδιώτης (individuo privato), cioè deve momentaneamente disfarsi della propria identità, svuotarsi per fare entrare il personaggio di turno. In tutti gli altri casi, penso forse anche il tuo, il mio, è un tentativo di adattamento all'ambiente, un camouflage. Non facciamo entrare una identità estranea, cerchiamo solo le nostre diverse risorse interne.
Uomini abbiate pietà delle maschere. Il guitto dietro il sipario è una maschera. Noi siamo uomini e maschere questo è quel che attraverso i nostri occhi vediamo. Pirandelliano.
....e sul palcoscenico della vita tutti a recitare ,di volta in volta ,quello che il copione ci riserva...piacevole lettura.
Grazie ancient, mitri, Gabri. Credo che il problema sia bene inquadrato dalle parole di ancient: trovare le risorse interne per non farsi sopraffare dal camouflage. Ma se non ci si riesce, mi aggrappo a mitri con il suo "abbiate pietà delle maschere"...