Paziente mi attendi sul monte
e mi accogli, pensosa anche tu,
nel tuo ventre d’acqua sospesa
in minime sfere fluttuanti.
In alto addensi il tuo corpo
respiro di foglie e di terra,
fino a farti vestito e armatura
dei mille spasmodici impulsi
che porto con me sulla cima.
Mi parli d’estreme passioni,
paure ghiacciate e speranze solari
che declini, nei vortici lenti,
con voce sinuosa, polita dal tempo.
Fuori dal corpo ma dentro i sensi
pervadi, con lenta osmosi,
le vie sperdute dei timori
inespressi, degl’intimi sogni
che solo a te regalano accesso.
In te, finalmente, mi perdo
lasciando le scorie al passato
e salendo, nel tuo seno infinito
ritorno goccia d’acqua sospesa.
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