Da tanto tempo non ti scrivo,
sarà perché mi sono perso,
forse sento troppo la vita,
o forse è solo egoismo.
Le mie verità opache,
si sono disgregate,
come un castello di sabbia
e io non le rincorro più.
Vivo di dubbi granitici,
costruiti in decenni
di logorate speranze
disseminate nel passato.
Non voglio più sapere,
e capire ancora meno,
perché ho paura di quello
che potrei scoprire.
Il pensiero, la ragione,
seduti nella veranda,
fanno il solitario
guardando fuori,
dove io passeggio
senza una vera meta.
Ma poi, perché ti scrivo?
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